Il falso problema della legge elettorale

Di Nico Dente Gattola

Con la ripresa dell’attività politica, torna in agenda il tema della riforma della legge elettorale, vero cavallo di battaglia di tutti gli schieramenti politici in questa legislatura. Non una novità, infatti, a partire dal c.d. “ Mattarellum “dal nome del promotore l’attuale capo dello stato, varato nel 1993 e che introduceva il maggioritario con i collegi uninominali, il sistema elettorale e stato periodicamente modificato. Sono seguiti il c.d.”Porcellum” così battezzato dal suo promotore Calderoli, poi il “Rosatellum”( che deve la sua nascita ad Ettore Rosato): entrambe le leggi sono basate su un sistema sostanzialmente proporzionale, non prevedono le preferenze e hanno le liste bloccate, anche se il Rosatellum prevede una piccola quota di collegi uninominali.

Si trattava di leggi elettorali, varate a fine legislatura, con il solo scopo di depotenziare, o meglio, ridurre gli effetti della probabile vittoria elettorale dello schieramento avversario; nel 2006 la sinistra e nel 2013 il movimento 5 stelle. Le ipotesi attuali sul tavolo, prevedono un sistema elettorale totalmente proporzionale, con uno sbarramento al 5% (anche se la soglia potrebbe essere abbassata), segnando così l’abbandono definitivo di ogni velleità maggioritaria.

Dopo una stagione, figlia di tangentopoli e del fervore che si respirava in quegli anni, caratterizzata dal referendum sulla preferenza unica e dal ricambio dell’intera classe politica, sembra esserci così un definitivo ritorno al sistema proporzionale.

Giusto? Difficile dirlo, ma va detto che nel “DNA” politico dell’Italia Repubblicana, ferita quasi a morte dalla dittatura fascista, vi è da sempre una sostanziale avversione verso l’idea di un partito che ha, da solo, i numeri per governare il paese. Il proporzionale, del resto, può non piacere ma non è il male assoluto e può anche assicurare una governabilità con leader affidabili, Bettino Craxi insegna, solo che la parola deve essere data veramente agli elettori.

Se al contrario, però, si proseguisse sulla linea delle ultime leggi elettorali, con l’impossibilità di scegliere il candidato, avremmo un sistema in cui il governo del paese sarà nelle mani di pochi, che inevitabilmente si limiteranno a cercare di conservare il proprio potere. ​L’attuale criterio di selezione dei deputati e dei senatori sta portando all’asfissia il sistema politico italiano, riducendo sempre di più l’autonomia degli eletti, con un parlamento che sta smarrendo il suo ruolo, con decisioni che ormai sono prese al di fuori.

Il sistema elettorale, che sia maggioritario e proporzionale, ha un importanza relativa, l’unica cosa che conta è avere una classe politica realmente indicata dal popolo.

La discussione sulla nuova legge elettorale è quindi nel quadro politico attuale purtroppo solo un falso problema per un sistema incapace di rinnovarsi.

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