Enrico Manca, il Presidente della Rai che modernizzò e innovò il servizio pubblico

Una figura significativa e originale del Psi negli anni ’70 e ’80 fu Enrico Manca.

Dopo la laurea in Legge, a 28 anni, nel 1959, entrò in RAI e dal 1961 al 1972 fu redattore del Giornale Radio Rai, caporedattore centrale del Telegiornale e direttore dei servizi culturali della televisione svolgendo un’attività di giornalista a tutto tondo, intrisa di idee moderne in virtù della sua vasta cultura e della conoscenza profonda delle tecniche di comunicazione.

La sua formazione politica nel Psi lo fece ben presto assurgere ad un ruolo di primo piano nel partito e fu sempre vicino a Francesco De Martino divenendo deputato dal 1972 al 1994 con l’interruzione di due periodi in cui divenne Presidente della Rai.

Fu uno dei grandi protagonisti nel 1976 dopo il Congresso del Psi al famoso Comitato Centrale che consentì l’elezione di Bettino Craxi a segretario Nazionale del Psi al posto di De Martino. Infatti, il regista dell’operazione politica fu Giacomo Mancini, già segretario del PSI, che venne ricordato sempre perché dotato di volontà e pragmatismo.

Il socialista calabrese individuò in Bettino la persona giusta al rilancio del Psi che era sceso sotto il 10% nelle elezioni nazionali del 1976 segnando il definitivo fallimento della politica degli “equilibri più avanzati” verso il coinvolgimento del Pci nell’area di governo.

Mancini scardinò l’opposizione dei demartiniani che si opposero in un primo momento a Craxi poiché autonomista e riformista legato profondamente a Nenni. In tale frangente fu anche Enrico Manca, legatissimo a De Martino, che modificò la sua posizione e sostenne apertamente Craxi.

In successione, questo parere favorevole trascinò anche quello di Claudio Signorile che fu leader emergente della corrente di sinistra del Psi. Craxi venne eletto, quindi, segretario e non fu mai un mistero che molti sostenitori dell’ultima ora ebbero la riserva mentale di pensare che Bettino sarebbe stato un segretario di transizione senza nessun peso politico.

La dura replica della storia ci dimostrò il contrario e in poco tempo Craxi divenne potente e tirò fuori dal pantano il Partito Socialista Italiano.

Ritornando a Enrico Manca, visse un periodo negativo legato al ritrovamento del suo nominativo nelle liste degli iscritti alla loggia massonica P2 anche se Manca smentì la sua effettiva adesione alla Loggia. Ci furono anche due sentenze, una del Tribunale di Verona e una del Tribunale di Perugia che confermando la presenza del nome di Manca nell’elenco di Licio Gelli riconobbero che tale fatto non poteva essere reputata la prova della sua adesione effettiva e neanche la Commissione Anselmi riuscì a trovare una prova pregnante e indubitabile della partecipazione attiva e adesione alla Loggia.

Non gli giovò neanche per la sua attività politica futura il fatto di essere stato difeso in questa occasione da Cesare Previti che divenne in seguito uno dei personaggi di riferimento della fondazione di Forza Italia.

Ricoprì anche per due volte la carica di Ministro del commercio con l’estero nel governo Cossiga II e nel governo Forlani.

Mentre nel dicembre 1986 durante la IX legislatura interruppe il mandato parlamentare per incompatibilità optando per la carica di Presidente della RAI. Venne rieletto nella X legislatura ma cessò nuovamente dal mandato nell’agosto, sempre per incompatibilità, preferendo continuare a fare il Presidente della RAI, carica che ricoprì fino al 1992, anno in cui fu rieletto.

Fu, quindi, Presidente della RAI dal 1986 al 1992 e struttura di cui si occupò sempre conoscendola benissimo sin quasi dalla nascita e di cui fu capace, anche da politico navigato, di comprendere la necessità di elevarne il livello di professionalità nella comunicazione e, questo, fu uno stimolo importante per il miglioramento della qualità del servizio pubblico.

Lavorò in piena sinergia con il Direttore Generale Biagio Agnes operando in un’azienda che fu vincente sul mercato nel sistema misto duopolista nonostante l’ineliminabile o inevitabile“lottizzazione”dei partiti.

Dopo la fine del PSI, fondò nel 1994 il Partito Socialista Riformista con Fabrizio Cicchitto, dove rimase fino al 1996, quando aderì al Partito Socialista per poi passare nello schieramento dei Socialisti Democratici Italiani.

Poi, nel 2002, passò alla Margherita confluendo infine nel Partito Democratico nel 2007, in cui rimase fino al 2011 sino alla morte. Diresse l’associazione Pol-Is per il “rinnovamento della politica e della democrazia” e la fondazione Socialisti Democratici per il Partito Democratico con Giusi La Ganga che ebbe un ruolo di stimolo culturale all’interno del Pd.

Fu presidente dell’ISIMM (Istituto per lo studio dell’Innovazione nei Media e per la Multimedialità) e della Fondazione Ugo Bordoni. Proprio all’ISIMM nell’ introduzione al convegno «Servizio pubblico e pluralismo nell’era del digitale» elaborò l’idea, attualissima dopo le degenerazioni dell’attuale modello di governance  della Rai, di una sua «costituzionalizzazione» attraverso una Magna Charta di valori e principi  che fosse approvata dal Parlamento.

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