Donald Trump e Donald Trump Jr. censurati (di nuovo) dai social media

I social media si scagliano nuovamente contro il presidente Usa Donald Trump. La censura arriva dopo che il tycoon ha invitato a votare due volte (una volta per posta e un’altra di persona), per testare il sistema elettorale e per far sì che  “il vostro voto conti e sia contato”. Una pratica ad oggi non legale e dunque vietata tanto da spingere la piattaforma cinguettante a mettere un  avvertimento su due tweet del presidente (foto sottostante). Al social azzurro si è aggiunto poi il social blu (Facebook) che ha annunciato che rimuoverà il video di una recente intervista in cui Trump lanciava lo stesso messaggio elettorale.

Ma l’ira dei social media è più funesta di quanto sembri. E allora ecco che nel mirino finisce anche il figlio e omonimo Donald Trump Jr che ha diffuso un video che, che secondo Twitter, conteneva false informazioni sul nuovo coronavirus. Un gesto che ha portato la stessa piattaforma a limitare il tweet per le successive 12 ore e invitando il primogenito a cancellare il prima possibile quanto scritto.

Secondo il social infatti, “sono state diffuse informazioni fuorvianti e potenzialmente dannose sul Covid-19” (ricordiamolo l’Amministrazione Trump condivide e sponsorizza l’uso della idrossiclorochina per curare il virus). E se lo fa Twitter perché mai non dovrebbe farlo anche Facebook? Cancellato così lo stesso video dichiarando che “abbiamo eliminato questo video perché ha condiviso false informazioni su cure e trattamenti per Covid-19”. Un intervento tardivo, quello dei due social, se si pensa, secondo il Washington Post, che solo su Facebook il video è stato visto da 14 milioni di utenti e siccome Donald Trump in questi anni non si è mai lasciato scoraggiare né da minacce tantomeno da divieti imposti, solo poche ore dopo, il tycoon ha twittato diverse clip dello stesso video ai suoi milioni di follower.

Nel frattempo Trump ha firmato un memo per tagliare i fondi federali alle città governate dai democratici, considerate “giurisdizioni anarchiche” e che vogliono ridurre i finanziamenti alla polizia (nel documento si indicano, per ora, New York, Washington, Portland e Seattle). Nello specifico si chiede al dipartimento di Giustizia di definire la “blacklist” delle città  entro 14 giorni e di renderla pubblica.

Intanto il provvedimento ordina all’Office of Management and Budget della Casa Bianca di dare linee guida alle agenzie federali per ridurre i finanziamenti governativi alle città che tolgono fondi ai dipartimenti di polizia. Una decisione che ha scatenato l’ira del governatore di New York Cuomo: “Non può avere abbastanza guardie del corpo per passeggiare nelle strade di New York, meglio che abbia un esercito. I newyorchesi non vogliono avere nulla a che fare con lui”. Un richiamo che sembra più una minaccia condita da una ulteriore provocazione quando ha spiegato che forse Trump “ce l’ha con la sua ex città perché New York l’ha rifiutato”.

Le elezioni americane si avvicinano, la battaglia si fa sempre più dura. Il 3 novembre non è mai stato così vicino. Biden, secondo i sondaggi, sarebbe in leggero vantaggio. Ma lo stratega e manager della campagna per la rielezione del presidente Bill Stepien ne è convinto, vincerà Donald Trump.

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