Willy Duarte, vittima della violenza giovanile. Le istituzioni latitano e approfitta una parte politica

Non è ammissibile che in una società democratica, evoluta sul piano delle infrastrutture sociali, istituzionali e scolastiche, ammetta casi come quello di ieri a Colleferro, in provincia di Roma, dove Willy Monteiro Duarte, a ventun’anni è stato trucidato dalle percosse di suoi coetanei violenti.

Non è pensabile che in una piazza stracolma di gente, per lo spettacolo teatrale all’aperto, lì a pochi passi, nessuno abbia voluto impedire questo omicidio premeditato, di cui gli autori erano coscienti.

Se questo accade significa che non solo la nostra non è una società civilmente evoluta, ma le infrastrutture sociali, le istituzioni e la scuola, a parte la parvenza del loro esistere, sono del tutto inefficaci.

Ovvero siamo di fronte a un falso, di cui percepiamo gli oneri economici e la prosopopea di contorno, senza goderne gli effetti.

Oppure questo falso, l’apparente esistenza delle istituzioni, delle infrastrutture sociali e in ultimo delle scuole capaci di educare, piuttosto che formare strumenti del business imperante, è parte di una scenografia di cartone.

Gli assassini di Colleferro, arrestati in stato di flagranza di reato, poco più che ventenni, Mario Pincarelli, Francesco Belleggia, Marco e Gabriele Bianchi, annoverano tra i loro trascorsi, atti di violenza puntualmente rilevati dalle forze dell’ordine.

Insomma, soggetti conosciuti per il loro comportamento violento e pericoloso.

E a proposito delle forze dell’ordine, dov’erano queste se, come risulta dai fatti, nella stessa piazza vi era una rappresentazione teatrale con un assembramento in assenza del rispetto stabilito dalle norme anti-covid? 

Dove sono in generale le forze dell’ordine sul territorio italiano? Forze che abbiamo visto scorrazzare per le vie delle città in occasione del lockdown, ma che poi sono scomparse e non perché mimetizzate tra la folla dei cittadini.

Colleferro non è diversa da Alatri, da Orune, da Milano e da Cagliari.

Quale degrado civile si è raggiunto grazie alla demolizione pianificata da precisi politici e economisti, liberisti e fascisti, bancarottieri e ladri, che negli anni si sono avvicendati in un’alternanza pianificata al governo di questo Paese?

Quanto i progetti di recupero, finalizzati a un intervento sociale, hanno consentito ad alcune cooperative di facciata l’utilizzo dei finanziamenti, in modalità tutt’altro che legittima e coerente ai fini del loro intervento?

Quanto le istituzioni, al corrente di questo processo coperto e illegale, hanno voltato lo sguardo altrove, se non fatto parte della spartizione della torta di tali finanziamenti, ancora in essere?

Willy era un ragazzo pacifico che ha voluto pacificamente fermare un’aggressione tra due ragazzi pronti al confronto violento, invitandoli a rinunciare.

Willy ha fatto quello che ognuno di noi dovrebbe fare in ogni ambito, sempre, per qualsiasi motivo in cui qualcuno viene meno ai doveri civili del convivere pacificamente e onestamente.

Quale responsabilità ha chi, oggi politicamente fregiandosi di un agire violento e duro, costruisce la sua campagna elettorale captando l’insieme dei violenti, che per responsabilità di tanti sono divenuti preponderanti nella società odierna?

E’ plausibile che nonostante le segnalazioni di tanti cittadini sui media locali, e attraverso le vie istituzionali legittimate a tale constatazione, non intervengano le forze dell’ordine?

Perché la polizia di Stato, i carabinieri, ma soprattutto la polizia locale, non sono presenti nelle piazze e nei luoghi in cui, assembramenti continui evolvono verso aggressioni e minacce nei confronti di tanti altri giovani che, civilmente sono intenti a vivere educatamente la città?

Dov’è la polizia locale, in quali caserme è rintanata, perché appare invisibile nelle città, nei suoi centri vitali, in quello dove i tanti ragazzi pacifici devono difendersi dall’aggressione dei loro coetanei, violenti e ubriaconi.

Siamo giunti ad un livello di guardia, cui forse chi ha operato politicamente la destrutturazione degli istituti sociali e delle istituzioni, a partire dalle scuole, voleva giungere per incidere sui livelli di libertà, in nome  della sicurezza, per reprimere la democrazia del Paese.

Forse quella stessa politica ha operato, creando i naturali vivai per una degenerazione sociale, da cui sarebbero stati partoriti i violenti da “arruolare” oggi politicamente, in nome di un nuovo fascismo, dalle analoghe caratteristiche, seppur ridestato nel XXI secolo.

E se come giustamente affermava Anna Maria Ortese, nel suo “il mare non bagna Napoli”,  se “la cultura dei cittadini contiene la prevaricazione dello Stato”, possiamo affermare senza timore di smentita che, solo l’educazione nelle scuole e l’etica nelle università possono consentire a un popolo di evolvere civilmente e pacificamente.

Educazione e etica i principi chiave su cui è necessario che, la scuola e l’università incentrino la loro divulgazione della conoscenza, di cui invece oggi, nel loro operare, rintracciamo solo una miserevole traccia.

Non possiamo accettare altri casi come quello di Willy, non è possibile rigettarli solo attraverso una semplice lamentela o l’abusato rituale sdegno.

Non dobbiamo e non possiamo permetterci di giungere a ulteriori casi come quello di Willy, dove si è coscienti delle tensioni e dei casi violenti, che solo miracolosamente non divengono mortali.

Nell’immediato deve essere fissato un coordinamento tra le Prefetture e  le amministrazioni locali, pianificare un intervento delle forze dell’ordine sul territorio, a partire dalla polizia locale, onde contenere e impedire il degrado cittadino di cui tutti siamo testimoni.

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