L’inutile tunnel sotto il porto di cagliari

E’ evidente che lo scenario aperto dalla pandemia, cui stiamo ancora attraversando, non è riuscito a indurre una classe politica antiquata a osservare oltre i limiti di circostanza, in cui è prigioniero il loro pensiero.

Il timore è quello per cui dei tanti miliardi a messi disposizione dal Recovery Plan europeo, con lo scopo di avviarci verso un effettivo salto di paradigma, tanti, troppi, verranno buttati al macero.

Cagliari come l’intera Sardegna, da troppi anni annovera tra le fila dei dirigenti politici e aziendali, non meno di tanti pedissequi ratificatori universitari, una triste esperienza in questo esercizio di erosione delle risorse, mortale per l’intera popolazione.

Un agire che è penetrato nel modello economico e sociale di questa terra, nell’avere appreso il mordi e fuggi da i numerosi “prenditori” sopraggiunti nell’Isola, senza obiettivi sul lungo termine, se non quello di afferrare il malloppo e scappar via.

Un malloppo che la classe politica sarda, la mini imprenditoria, la folta pletora di funzionari, hanno saputo e voluto concedere senza tanti problemi.

Un ruolo importante lo hanno avuto anche i media locali che per anni, non diversamente da oggi, si muovono a zig zag nelle denunce di queste frodi, evitando gli amici o i finanziatori, in taluni casi gli editori medesimi. 

Eppure dovremmo aver compreso che, non ci sarà forzatura o imposizione possibile capace di impedire ciò che è già accettato e in essere sul piano dell’evoluzione tecnologica.

Banalmente lo smart working consentirà alla maggioranza dei lavoratori di stare in un luogo differente da quello che in origine era la loro sede lavorativa.

Ma questo non accadrà solo per chi svolge un lavoro nel terziario o terziario avanzato, bensì con lo sviluppo in essere della tecnologia 5G e dell’unificazione della rete nazionale di telecomunicazione, questo si renderà possibile ovunque e per quasi la totalità del lavoro conosciuto. 

Quando ciò verrà compreso, magari utilizzando qualche neurone libero da mettere a disposizione di una presa di coscienza scientifica, capiremo che l’evoluzione in corso ha subito un’accelerazione spropositata e non per questo negativa.

Domani, attraverso la tecnologia 5G e una “stampante 3d”, si riusciranno a realizzare in loco prodotti, che prima necessitavano di stabilimenti concentrati in parti specifiche del pianeta.

Questo causerà, tra le altre cose, l’ulteriore calo del transito automobilistico e soprattutto dei mezzi pesanti, in misura sostanziale.

Potremmo avere sempre in loco, uno stabilimento di ridotte dimensioni, confacenti all’installazione delle stampanti 3d e al mercato d’area da soddisfare.

Trasporti e movimenti acquisiranno un ridotto raggio d’azione, con mezzi essenziali e bassissimo impatto ambientale.

Transiti per cui quasi tutte le attuali strade, extraurbane e urbane, saranno sovradimensionate, così come non avranno modo di esistere le grandi sedi societarie ad alta concentrazione umana.

Gli architetti, la loro parte avanzata, stanno già pensando e pianificando la ripopolazione di circa un migliaio di centri abitativi, abbandonati da anni sul territorio nazionale e altresì, come consentire una nuova vita ai paesi che, per oltre settant’anni, hanno subito drastiche emorragie della popolazione.

Cagliari avrebbe avuto bisogno di quel tunnel che passa sotto il porto trent’anni fa, non oggi. E senza processi al passato, possiamo solo constare la miopia che lo ha contraddistinto.

Un progetto e un’idea antiquata, incapace di soddisfare le esigenze di un’area metropolitana, che con gli eventi in corso si troverà, volente o nolente, a vivere un futuro completamente differente da quello immaginato dal progetto presentato o ripescato.

Un’idea che poteva avere ancora un certo credito fino a pochi mesi fa, ma totalmente inutile oggi, dopo la prova provata di come può mutare lo scenario lavorativo e sociale.

Nell’impegnare oltre duecento milioni di euro su poco più di un miliardo a disposizione dell’area metropolitana, non è accettabile autorizzare un progetto nato già morto, perché esso dovrebbe almeno garantire un pieno utilizzo dell’opera, per il ventennio successivo alla sua realizzazione.

Al termine dell’opera, conoscendo i tempi di realizzazione italiani e soprattutto locali, è più probabile che sia già attivo il “teletrasporto”…

Nonostante ciò, al momento la sua approvazione comporterà una sottrazione importante di risorse, per quello che dovrà essere lo sviluppo dell’intera area metropolitana.

Uno sviluppo che dovrà rigenerare quei luoghi della stessa “metropoli”, in cui l’alta concentrazione degli uffici e dei servizi, non costituiranno più dei punti di convergenza giornaliera.

Dovranno essere ripensati gli istituti scolastici, di ogni ordine e grado, le università, nelle dimensioni e nella loro dislocazione, non meno dello sviluppo interno degli spazi, ancora fermi a un’idea di oltre un secolo fa.

Sarà necessario disseminare l’intera area di centri per la ricarica di auto elettriche, che sono già una realtà in circolazione, seppur osteggiata dalla politica “inurbana” delle amministrazioni locali.

Inoltre pensiamo non sia procrastinabile entrare in “concorrenza”, sul piano della vivibilità, con i piccoli centri urbani, ove grazie alla tecnologia le famiglie riprenderanno a popolare, per ritrovare una qualità di vita migliore.

Le amministrazioni dovranno sfidarsi sulla qualità di vita, cui tutti hanno preso coscienza e giustamente non son disposti a rinunciarvi.

Gli stessi spazi verdi e la cura di quel poco verde esistente, frutto di oltre mezzo secolo fa, dovranno contraddistinguere un’area non più compatibile con ciò che ci stiamo apprestando a ridefinire.

Cagliari e una parte della sua area metropolitana, quella più densamente popolata, nell’immediato futuro dovranno far fronte a una riduzione sostanziale della popolazione e soprattutto di aree di lavoro, con tutto ciò che questo comporterà, sul piano economico e sociale.

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