Il “contesto” dei misteri dopo l’8 settembre 1943

Ci sono vicende della storia che sono pressoché sconosciute e che meritano di essere approfondite e sviscerate per capire meglio quale peso abbiano avuto sul nostro destino.

Ora voglio riflettere di un episodio istituzionale avvenuto nel 1974 quando il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Luigi Carraro, inviò un’informativa all’allora Ministro degli Esteri Aldo Moro. In tale missiva fece riferimento all’esistenza di un “presunto allegato” all’art. 16 del Trattato di Armistizio. Intanto il contenuto di tale articolo del trattato di armistizio cui fece riferimento Luigi Carraro recita così:”L’Italia non incriminerà né altrimenti perseguiterà alcun cittadino italiano, compresi gli appartenenti alle forze armate, per solo fatto di avere, durante il periodo di tempo corrente dal 10 giugno 1940 all’entrata in vigore del presente Trattato, espressa simpatia od avere agito in favore della causa delle Potenze Alleate ed associate”.

Il 20 luglio 1974, appunto, il presidente della Commissione antimafia Luigi Carraro scrisse una lettera al ministro degli Esteri dell’epoca, Aldo Moro: “La Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia che mi onoro di presiedere è stata informata dell’esistenza di un documento, fino ad ora non reso pubblico, che sarebbe allegato all’articolo 16 del trattato di armistizio stipulato nel 1943 tra l’Italia e le Potenze Alleate. Poiché detto documento – che conterrebbe l’indicazione di numerosi elementi mafiosi cui sarebbe stata assicurata l’impunità – si rivela di enorme interesse ai fini della ricostruzione dell’evoluzione del fenomeno mafioso in Sicilia, oggetto, com’è noto, delle indagini demandate a questa Commissione, la Commissione medesima ha deliberato, nella seduta del 19 c.m., di acquisirlo ai suoi atti”.

Bisogna dire che a redigere la lettera fu un Senatore della Dc per quattro legislature (V,VI,VII,VIII) e Carraro non fu certamente il solito peones in cerca di protagonismo. Fu un personaggio assai autorevole, preside della facoltà di giurisprudenza dell’Università di Padova e per tanti anni consigliere d’amministrazione della Italstrade s.p.a di Milano. Durante la VI legislatura ricoprì l’incarico di Presidente della Commissione parlamentare Antimafia . Dal 1976 (VII legislatura) fino alla sua morte nel 1980 (VIII legislatura) fu anche vicepresidente del Senato della Repubblica Italiana.

Quindi non fu un parlamentare di un partito d’opposizione ma un dirigente autorevole del partito di maggioranza relativa. La risposta di Aldo Moro giunse abbastanza presto il 20 agosto di quell’anno, il ministro degli Esteri, non chiarendo nulla: “Ho subito disposto accurate ricerche di archivio: Le rimetto, allegato alla presente, un appunto attinente ai primi risultati delle ricerche medesime. Dalle ricerche all’uopo svolte tra i documenti di archivio in questo Ministero, non è stato possibile accertare, in punto di fatto, l’esistenza di un documento nel senso predetto. Esso non risulta allegato al testo del così detto ‘armistizio lungo’ (firmato a Cassibile il 3 settembre 1943) né al così detto ‘armistizio lungo’ (condizioni aggiuntive o ‘atto di resa dell’Italia’), sottoscritto a Malta il 29 settembre 1943 ( … ). Si è quindi portati a ritenere che la notizia, almeno nei termini in cui si è prospettata, non sia esatta ( … ). Sono comunque in corso, da parte del competente Ufficio Storico e Documentazione, ulteriori ricerche che si estenderanno in ogni possibile direzione, e sul cui eventuale esito si riserva di dare notizia”.

Ci fu davvero un documento allegato, tenuto segreto che garantì impunità e protezione ad oltre mille “uomini” di Cosa Nostra?

Corrado Stajano ricordò nel 2003 l’inutile ricerca di un allegato al trattato di armistizio che dopo il 1943 avrebbe disposto il lasciapassare ai mafiosi che collaborarono allo sbarco in Sicilia. L’impressione che la ricerca delle verità sugli intrecci fra Stato e mafia sia assolutamente velleitaria ed esposta persino ai rischi di isolamento oppure anche peggio come disse profeticamente Giovanni Falcone  “chi tocca quei fili muore”.  

Il giornalista e scrittore assai coraggioso e tenace così analizzò con amarezza e sfiducia la questione, ricordando nel saggio “Patrie smarrite, racconto di un italiano” (Garzanti) appunto la corrispondenza epistolare di quarant’anni fa tra il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Luigi Carraro e il ministro degli Esteri, Aldo Moro. L’argomento trattato dal giornalista scrittore è ormai abbastanza noto e riguarda l’appoggio fornito nel 1943 da Cosa Nostra allo sbarco alleato in Sicilia con l’arrivo anche di Luciano in Italia e, poi, anche il permanente sospetto delle garanzie in seguito fornite alla mafia per quell’ausilio:  
“Sulla mafia che ha favorito con ogni mezzo lo sbarco alleato in Sicilia del 10 luglio 1943-scrisse Stajano- le mie informazioni sono ancor oggi incomplete perché toccano il nervo etico e di dignità degli Stati.

Gli alleati, gli americani sopra tutti, sono stati determinanti nella ricomposizione della mafia, l’hanno politicamente avallata, se ne sono serviti con cinismo. Ma mancano certi riscontri, difettano, non per caso, fonti e particolari.

Che cosa ha preteso la mafia in cambio della sua azione di favoreggiamento? Qual’è stato il ‘pactum sceleris’? Non sapremo mai quello che è accaduto. E’ vero o non è vero –continua Stajano -che è stata concessa l’impunità a un consistente numero di cittadini italiani in cambio della loro collaborazione con le truppe alleate nella campagna di Sicilia? Si parla di un elenco di 10 mila nomi di cui un migliaio di affiliati a Cosa nostra”.

Sulla ricostruzione di questi fatti cadde un sipario e nessuno conobbe mai i risvolti su un uso poco trasparente delle garanzie a favore di quanti hanno favorito le operazioni militari alleate in Sicilia e soprattutto se – come scrisse il buon Carraro a Moro – l’articolo 16 di quel trattato contenesse un allegato “non ufficiale” con nomi di persone che in virtù dei loro servigi resi nell’isola agli Stati Uniti avrebbero da allora goduto dell’impunità nel territorio della Repubblica Italiana.

Allora chissà se, a leggere quell’elenco di 10.000 nomi (fra questi, favoreggiatori e sodali dei governi e delle truppe alleate sbarcate in Sicilia), la logica di certe lunghissime latitanze di mafia non sia alla fine poi così inspiegabile? Allora apparirebbe naturale pensare al processo sulla trattativa fra Stato e mafia per ricostruire un puzzle e comprendere possibili segreti inconfessabili che getterebbero una luce sinistra sulla nostra vita democratica.

In tanti casi nel nostro Paese è ampiamente dimostrato come non si riesca a capire mai sino in fondo il movente di gravi fatti di sangue avvenuti nel corso dei decenni passati e che meriterebbero ricerche più approfondite e meno superficiali.

Misteri su misteri che infittiscono una trama opaca della nostra storia dopo l’8 settembre del 1943 e che iniziò a Cassibile dove a firmare il famoso trattato ci furono il generale Castellano per il regno d’Italia e il generale Eisenhower per gli Stati Uniti.

Si è discusso a lungo sulla presenza nel “contesto” della frazione siracusana di altri personaggi che avrebbero dovuto fungere da garanti di un equilibrio post bellico quanto meno in Sicilia che divenne una location strategica e militare per i prossimi vincitori della guerra mondiale.

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