Tutto cominciò alle 8:46 di quell’11 settembre 2001

2977 morti. 6 mila feriti ed altrettante persone decedute negli anni successivi a seguito di malattie contratte dopo aver respirato quella polvere che ha invaso New York e il cuore degli Americani. Quattro attentati, quattro attacchi suicida e 19 attentatori morti per un credo religioso che se voleva annientare la prima potenza mondiale ha di fatto reso gli Stati Uniti d’America più forti di prima, in ricordo e nel coraggio di coloro che non ci sono più.

Riportiamo allora le lancette indietro a 19 anni fa. Sono le 8:46 di quell’11 settembre 2001. Un martedì apparentemente come gli altri. A quell’ora molti cittadini americani sono già seduti davanti le proprie scrivanie, altri si stanno dirigendo verso i propri uffici. In un attimo un boato, uno scoppio fortissimo. Gli occhi si alzano verso il cielo di una New York soleggiata e lì lo scenario terribile. Un aereo Boeing 767, partito dall’Aeroporto Internazionale Logan di Boston alle 7:59 e diretto a Los Angeles con a bordo 76 passeggeri, 11 membri dell’equipaggio e 5 dirottatori si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center. Trascorrono 57 minuti e un secondo Boeing 767, partito sempre dall’Aeroporto Internazionale Logan di Boston, alle 8:14 e diretto a Los Angeles con a bordo 51 passeggeri, 9 membri dell’equipaggio e 5 dirottatori si schianta contro la Torre Sud del World Trade Center alle 9:03. Quella Torre sarà la prima a crollare alle 9:59, 56 minuti dopo l’impatto con l’aereo. La Torre Nord, invece, crollerà alle 10:28.

In quell’ora e mezza la città si ferma. Gli Americani guardano increduli ciò che sta avvenendo e quello che sembrava potesse succedere solo nei film si trasforma ben presto in amara e triste realtà. Chi si trova dentro le Torri in fiamme si affaccia dalle finestre rotte, chi  urla, chi cerca di scappare dalle scale, chi cerca di scampare al fuoco nemico, chi, invece, oramai accortosi di essere trappola si getta dalle finestre (almeno 200). Alcune immagini ci arrivano in diretta dalle tv nazionali accorse sul posto. Non solo gli Americani e l’America ma tutto il mondo si ferma di fronte a quello scenario apocalittico.

Poi c’è il terzo aereo, un Boeing 757, decollato dall’Aeroporto Internazionale di Washington-Dulles alle 8:20 e diretto a Los Angeles con a bordo 53 passeggeri, 6 membri dell’equipaggio e 5 dirottatori. L’aereo si schianta contro la facciata ovest del Pentagono, nella Contea di Arlington, in Virginia, alle 9:37. E infine il quarto Boeing 757, decollato dall’Aeroporto Internazionale di Newark, in New Jersey, alle 8:42, e diretto a San Francisco, con a bordo 33 passeggeri, 7 membri dell’equipaggio e 4 dirottatori. In questo caso l’aereo non colpisce l’obiettivo previsto (si è parlato del Campidoglio a Washington o della Casa Bianca) ma in seguito ad una rivolta dei passeggeri  precipita in un campo nei pressi di Shanksville, in Pennsylvania, alle 10:03.

Ciò che accade dopo è quanto abbiamo imparato a conoscere dalle televisioni, dalla carta stampata, dai documentari e dagli stessi passeggeri e membri dell’equipaggio che riuscirono ad effettuare delle telefonate con l’apparecchio radiotelefonico aria-superficie della GTE e con i telefoni cellulari. Parole strazianti di chi sapeva che non avrebbe più rivisto i propri cari.

Sul posto si precipitò il New York City Fire Department che inviò rapidamente 200 unità, aiutati anche da numerosi pompieri fuori-servizio e da personale dei pronto soccorso, insieme al New York City Police Department che invece inviò delle unità speciali, le “Emergency Service Units”. Il dipartimento di polizia, che nel frattempo ricevette informazioni degli elicotteri in volo, riuscì a diffondere l’ordine di evacuazione che permise a molti dei suoi agenti di allontanarsi prima del crollo degli edifici ma i sistemi di comunicazione radio erano incompatibili con quelli dei vigili del fuoco i cui comandi non riuscirono a inviare gli ordini di evacuazione ai pompieri che al momento crollo si trovavano all’interno della torre.

I sospetti ricaddero quasi subito sull’organizzazione terroristica di al-Qaida e gli Stati Uniti risposero immediatamente dichiarando “guerra al terrorismo” e attaccando l’Afghanistan (Amministrazione Bush). Un attacco che mise a dura prova l’America e con essa l’economia della Lower Manhattan con un significativo impatto sui mercati globali, causando persino la chiusura di Wall Street fino al 17 settembre. Da quel giorno vennero rafforzate le legislazioni in materia di terrorismo così come le misure di sicurezza interna. Non fu più possibile ovviamente ricostruire le Torri Gemelle al cui posto fu realizzata una coppia di piscine posizionate sul luogo delle fondamenta delle Torri, circondate da un monumento in cui sono iscritti i nomi delle vittime.

Ciò che accadde 19 anni fa è considerato dall’opinione pubblica come il più grave attentato terroristico dell’era contemporanea. L’America da quel giorno si è rialzata, è diventata più forte, ha sancito il primato di potenza mondiale e ha rivendicato quanto accaduto al suo popolo. Ma oggi, come allora e come per sempre, quell’11 settembre di ogni anno l’America si ferma per un giorno e con essa tutto il mondo.  

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