Maria Paola uccisa perché fidanzata con un uomo trans, il fratello: “Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata”.

E’ finita in tragedia la vicenda di Maria Paola Gaglione che, inseguita e speronata dal fratello, a bordo di uno scooter, ha trovato la morte a seguito di una caduta.

Tutto è cominciato quando il giovane, dopo aver inseguito la sorella e il compagno trans per parecchi minuti, ha cercato con i calci di farli cadere dallo scooter in corsa, poi in una curva, il mezzo con a bordo i due, colpito dalla furia del giovane, ha perso aderenza finendo fuori strada; Maria Paola è finita su un tubo per l’irrigazione, che le ha tranciato la gola, l’amico, che da un po’ di tempo si fa chiamare Ciro, è stato più fortunato perché è finito sul selciato senza però sbattere contro alcun ostacolo; in seguito, è stato portato in una clinica della zona ma fortunatamente le sue condizioni non sono gravi.

Sono questi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli ultimi attimi di vita della giovane morta nella notte tra venerdì e sabato; il fratello, disoccupato, residente al Parco Verde di Caivano (Napoli), dopo aver speronato i due e averli fatti uscire fuori strada, si è anche fiondato su Ciro pestandolo, mentre la sorella era ormai morta. E’ stato arrestato poco dopo.

Su Facebook, subito dopo la tragedia di Caivano, la mamma di Ciro ha gridato tutto il suo dolore, accusando apertamente Michele Antonio “di aver commesso deliberatamente un omicidio perché non sopportava che la sorella frequentasse un uomo trans. I figli si accettano così come vengono. Paola riposa in pace”.

“Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata”, ha detto ai carabinieri, secondo quanto riferito, Antonio Gaglione, fermato per la morte della sorella. Inizialmente rispondeva di lesioni personali, morte come conseguenza di un altro delitto e violenza privata, ma la sua posizione si è aggravata ed è finito in cella per omicidio preterintenzionale e violenza privata aggravata dall’omofobia.

Questo efferato crimine in tutta parvenza potrà sembrare un culmine di un escalation di follia, ma non è così. Purtroppo, anche Antonio Gaglione è una vittima, vittima di una società poco attenta a problemi sociali tanto grandi da far scaturire nelle menti dei più deboli l’idea che non omologarsi o essere diversi sia sinonimo di “male”.

E così è stato per Antonio che, mosso da una pressione sociale troppo pesante per lui, diventa egoista e decide che la sorella si debba ravvedere riguardo alle regole di buon costume che ci suggerisce la nostra società, ma, sappiamo bene che le imposizioni e le repressioni non sono fatte per chi ha il coraggio di esprimere la propria diversità in una società bigotta, ed è così che si è consumata la tragedia che nessuno si aspettava ma che tutti potevano prevedere.

Non possiamo fare finta di nulla! Ancora oggi, in alcuni contesti sociali, solo il fatto di essere omosessuale diventa oggetto di scherno o di odio. L’odio e la paura sono generate dalle cose che non capiamo, ed è qui che entra in gioco l’informazione e la cultura che ti aprono la mente e ti portano all’accettazione e all’empatia. Affinché tutte le persone, come la povera Maria Paola, siano libere di scegliere chi amare.

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