Antonio Landolfi,il grande storico del socialismo democratico e umanitario

Antonio Landolfi iniziò la sua militanza politica in età giovanile e partecipò adolescente alla  guerra di liberazione svolgendo l’attività di staffetta partigiana a Roma occupata dai nazisti.

Si iscrisse, dunque, al Partito Comunista Italiano ma ne uscì quasi subito schierandosi con le correnti autonomiste e riformiste del socialismo.

Uomo di grande cultura e sensibilità sociale contribuì in modo attivo alla svolta del Midas che portò alla segreteria di Bettino Craxi accanto a Giacomo Mancini. Fu, quindi, un intellettuale apprezzato e raffinato, docente universitario, nonché autore di numerosi saggi storici e politici tra cui un importante e qualificato libro dal titolo assai emblematico “Il socialismo italiano” scritto nel 1978 e poi “Storia del PSI” del 1990 e “Il socialismo meridionale” nel 1992.

Diresse anche per alcuni anni la rivista teorica del Psi Mondoperaio. Nel 1979 nel corso dell’ottava legislatura venne eletto senatore della Repubblica nel collegio di Sora-Cassino e collaborò in modo intenso anche con l’Avanti! e Critica Sociale.

Divenne membro della Direzione Nazionale in qualità di responsabile della Cultura e dopo dell’Economia. Landolfi fu un grande esponente del pensiero socialista democratico di stampo europeo, figura eclettica e geniale, storico e professore universitario, giornalista, fu tra l’altro fondatore e direttore responsabile dell’Agenzia Fuoritutto.

Insegnò presso l’Università “La Sapienza”, l’Università dell’Aquila, l’Università di Palermo e la Luiss. Ebbe  sempre a cuore i diritti civili e fu accanto a Pannella e Fortuna nella grande battaglia per l’introduzione del divorzio.

Fu sempre vicino e stretto collaboratore del leader socialista Giacomo Mancini a cui dedicò un saggio sulla sua opera politica e diresse la Fondazione Culturale della Città di Cosenza e Presidente della Fondazione Giacomo Mancini.

Landolfi scrisse un libro autobiografico postumo pubblicato dopo la sua morte per merito della sua famiglia intitolato: “Il socialista con gli occhiali” (ed. Rubettino), in cui narra la cronaca degli eventi vissuti in prima persona dall’inizio del suo impegno politico fino agli anni trascorsi nel PSI.

Il libro parla del padre di Landolfi che fu un fiero antifascista inviato al confino a Palermo dove Antonio trascorse l’infanzia. In seguito, a Roma, rimase profondamente segnato e turbato quando assistette all’assassinio di Massimo Gizzio, colpito a morte il 29 gennaio 1944 dalla milizia fascista durante la distribuzione dei volantini antifascisti presso il Liceo “Dante Alighieri”, liceo frequentato da Antonio.

Dopo questa drammatica vicenda Antonio, a soli 14 anni, decise di dedicarsi all’impegno politico e iniziò, quindi, la sua azione di staffetta partigiana nella lotta per la Liberazione della città di Roma occupata dai nazi-fascisti.

La sua opera sullo studio del socialismo è poderosa e l’opera postuma, con la prefazione di Luciano Pellicani, è un libro di memoria sui fatti della sua vita.

Nella seconda parte invece, i curatori hanno aggiunto alcuni suoi scritti inediti tratti dal suo archivio personale e le testimonianze di socialisti quali Luigi Covatta, Giorgio Benvenuto, Claudio Signorile e Giuseppe Tamburrano. Da queste emerge la figura di una persona assai umile e dotata di profonda umanità, scevro da alterigia, nonostante la grande cultura e che ritenne il dialogo di fondamentale importanza all’interno del PSI e con le altre forze politiche. Ebbe una concezione etica di altro profilo della politica e fu un critico severo della corruzione, dei populismi e di tutti i comportamenti politici che deturpavano i valori democratici.

Si può ben dire che fu, per questa sua concezione umanitaria della politica, un apostolo del socialismo dei nostri tempi.

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