Don Pino Puglisi, il martire “beato” che sorrise al killer della mafia

Sono trascorsi 27 anni dall’omicidio di Don Pino Puglisi che venne assassinato dai mafiosi proprio nel giorno del suo 56° compleanno il 15 settembre del 1993.

Palermitano, nacque a Brancaccio in un quartiere periferico di Palermo il 15 settembre 1937 da una famiglia umile. Il padre, Carmelo fece il calzolaio, mentre la madre, Giuseppa Fana, fu una sarta.

A 16 anni fu pervaso dalla fede e scelse di entrare nel Seminario arcivescovile di Palermo e così nel luglio 1960 venne ordinato dal cardinale Ernesto Ruffini. Nel 1961 fu nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata di Settecannoli, vicina al quartiere di limitrofa a Brancaccio, e successivamente svolse le funzioni di rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi.

Nel 1963 fu nominato cappellano presso l’orfanotrofio Roosevelt e contemporaneamente vicario presso la parrocchia Maria Santissima Assunta a Valdesi, borgata marinara di Palermo. Padre Puglisi maturò in questo periodo il suo forte impegno educativo che venne rivolto soprattutto verso il mondo giovanile con una dimensione spirituale che fu sempre intensa, semplice e assoluta.

Nell’ottobre del 1970 venne nominato parroco a Godrano, in provincia di Palermo che in quegli anni fu colpita da una sanguinosa e feroce guerra tra due famiglie mafiose. L’impegno evangelico di Don Pino giocò non poco per riconciliare le due famiglie.

Dal 1978 al 1990 ricoprì diversi incarichi: pro-rettore del seminario minore di Palermo, direttore del Centro diocesano vocazioni, responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale, fece anche il docente di matematica e di religione presso varie scuole per oltre trent’anni, fu un grande animatore dei movimenti dell’Azione Cattolica e della Fuci.

Nel settembre 1990 venne nominato parroco della chiesa di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio di Palermo, territorio controllato dalla cosca mafiosa dei fratelli Graviano, indiscussi capi mafia legati alla famiglia del boss Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, proprio qui Don Pino iniziò in questa zona pericolosa la sua lotta alla mafia.

Il prete si attivò sempre con la sua mirabile azione ad impedire che i giovani fossero sedotti dalla potenza e dalla cultura mafiosa che si nutriva dell’esaltazione degli “uomini di rispetto” considerati idoli da venerare.

Non si limitò comunque a svolgere un’attività pratica facendo in modo che i giovani vivessero i valori sani dell’onestà e della rettitudine, ma si rivolse spesso in modo esplicito durante le sue omelie ai mafiosi. Cercò di togliere dalla strada ragazzi e bambini che altrimenti sarebbero finiti nelle mani degli uomini di cosa nostra per essere impiegati nelle attività illecite.

Sicuramente questa sua opera sociale e morale fu la principale causa dell’odio che i boss maturarono nei suoi confronti considerandolo un nemico non solo dei loro traffici illeciti ma anche del controllo e dell’influenza esercitata nel territorio.

All’inizio fu minacciato ripetutamente affinché ponesse fine alla sua battaglia morale e che cessasse questa sua opera e, poi, decisero di ucciderlo.

Poco prima, nel 1992 venne nominato direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo e nel gennaio del 1993 inaugurò a Brancaccio il centro “Padre Nostro” che fu una struttura protesa alla promozione umana e alla evangelizzazione.

Venne freddato dal killer alle ore 22.45 davanti al portone di casa quando Don Pino giunse a bordo della sua Fiat Uno di colore bianco e si avvicinò all’ingresso della sua abitazione. Fu chiamato per nome e, non appena si voltò, un altro uomo si portò silenziosamente alle sue spalle sparandogli un colpo di pistola alla nuca.

Nel giugno 1997 venne arrestato a Palermo un killer mafioso latitante Salvatore Grigoli, che fu accusato di diversi omicidi e tra cui quello di Don Pino.

Grigoli venne arrestato insieme ad un altro killer Gaspare Spatuzza che si pentì immediatamente cominciando a collaborare con la giustizia e confessando ben 46 omicidi, compreso quello di padre Puglisi.

Grigoli raccontò degli ultimi momenti di Don Pino prima di essere ucciso: il prete sorrise dolcemente e disse “me lo aspettavo”. I mandanti dell’omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, che furono arrestati nel gennaio 1994 e furono condannati all’ergastolo.

Subirono le medesime condanne all’ergastolo dalla Corte d’assise di Palermo anche: Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone e gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete.

Il 15 settembre 1999 l’allora arcivescovo di Palermo, il cardinale Salvatore De Giorgi, aprì ufficialmente la causa di beatificazione proclamandolo Servo di Dio. Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI, durante un’udienza con il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha concesso la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio in odium fidei.

Il 15 settembre dello stesso anno, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha reso noto la data della cerimonia di beatificazione di padre Pino Puglisi, di fatto avvenuta il 25 maggio 2013. Numerose opere di teatro e libri sono dedicati al prete martire della mafia.

Nel maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, più di centomila fedeli, hanno assistito alla beatificazione di Don Pino in una celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo.

Oggi per uno strano destino un altro prete don Roberto Malgesini è stato ucciso da un criminale balordo a coltellate. Era un uomo buono che portava la colazione ai senza tetto e per tale motivo era stato anche multato a Como.

In questo giorno così triste il ricordo di Don Pino, primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia, resta indelebile e la memoria del suo dolce sorriso ci accompagna per sempre verso il futuro.

Potrebbe Piacerti Anche

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com