Ivanoe Bonomi, lo statista socialista che fu interventista e appoggiò Giolitti

Ivanoe Bonomi nacque a Mantova nel 1873. Sin dall’età di vent’anni nel 1893 si iscrisse al Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, di cui divenne uno dei membri di spicco.

Al di là dei vari ruoli assunti, fu sicuramente un testimone e protagonista dei profondi cambiamenti che l’Italia subì dalla fine dell’ottocento e sino alla metà del novecento. Fu un uomo di grande cultura che conseguì due lauree in breve tempo, in scienze naturali nel 1896 e in giurisprudenza nel 1900.

Pur impegnato negli studi universitari, Ivanoe per un breve periodo della sua vita si dedica anche all’insegnamento, attività che abbandona ben presto nel 1898 per occuparsi di giornalismo e politica. Nel Partito Socialista dei Lavoratori Italiani fin dal 1893 aderì alla corrente moderata e riformista svolgendo un’attività di collaboratore con importanti testate di sinistra come l’Avanti, Critica Sociale, Tempo e Azione Socialista.

Dopo l’elezione nel Consiglio comunale della sua città natale, incarico a cui segue quello presso il Consiglio provinciale di Mantova, diventa deputato dei socialisti ma venne espulso dal partito nel 1912 per il suo parziale appoggio alla guerra di Libia intrapresa dal quarto governo di Giovanni Giolitti.

Affermò, infatti, che tale guerra coloniale poteva costituire una soluzione possibile al grave fenomeno dell’emigrazione degli italiani. Bonomi, infatti, analizzando i molti problemi economici in cui versò l’Italia di quel periodo, pensò che la colonizzazione del territorio libico avrebbe portato nuovi terreni da sfruttare e allentato il flusso migratorio italiano verso l’America e i paesi europei più ricchi.

Il pretesto per l’espulsione dal partito, comunque, furono le felicitazioni di Bonomi, Leonida Bissolati e Angiolo Cabrini a Vittorio Emanuele III che scampò dall’attentato del 14 gennaio 1912. Dopo questa espulsione insieme a Bissolati, Cabrini e altri dissenzienti del Partito Socialista Italiano, Bonomi decise di fondare il Partito Socialista Riformista Italiano (PSRI), che appoggiò i governi giolittiani e che fu la prima delle molte scissioni che il Partito Socialista Italiano subirà nel corso della sua storia.

Durante la prima guerra mondiale si fece sostenitore dell’interventismo democratico e per marcare ulteriormente questa sua presa di posizione si arruolò volontario per andare al fronte. Dopo che nel dicembre 1915 il PSRI di Leonida Bissolati votò la fiducia al governo Salandra, Bonomi divenne ministro.

Tra il 1916 e il 1921 ricopre diverse cariche istituzionali: Ministro dei Lavori Pubblici, Ministro della Guerra e Ministro del Tesoro. Il 4 luglio 1921 viene nominato Presidente del Consiglio. Tra le decisioni prese durante il suo mandato prese quella di sciogliere il Corpo dei Bersaglieri in seguito alle ingenti perdite avute nel corso della Prima Guerra Mondiale.

Il suo governo si dimostrò assai debole contro le iniziative attuate da Benito Mussolini e durò sette mesi, fino al 26 febbraio 1922. Bisogna dire che fu molto tollerante e acquiescente verso le formazioni paramilitari fasciste.

Non mostrò la fermezza nella loro dispersione, mentre invece tenne una condotta repressiva nei confronti delle formazioni di difesa antifasciste, tra cui gli Arditi del Popolo. Appoggiò in seguito il governo guidato da Luigi Facta e votò persino la fiducia al governo Mussolini.

Nel 1924 partecipò come candidato nello schieramento dell’opposizione ma venne sconfitto dal candidato del listone di Mussolini. Alla fine del 1924 aderì all’Unione Nazionale di Giovanni Amendola e poi con l’instaurazione della dittatura fascista, tuttavia, si ritirò a vita privata, accantonando la sua passione per la politica, dedicandosi agli studi storici.

L’attività politica di Ivanoe Bonomi però fu tutt’altro che conclusa. Ritornò  sulla scena politica italiana nel 1942, svolgendo il ruolo di mediatore e di cerniera tra il generale Pietro Badoglio e la Casa Reale. Poi sempre nel settembre 1942 fondò, con altri liberali, il giornale clandestino “Ricostruzione”, e nel luglio 1943 aderì al rinnovato Partito Liberale diventando il Presidente del CLN(Comitato di Liberazione Nazionale).

Fondò successivamente il Partito Democratico del Lavoro, composto da democristiani, azionisti, demolaburisti e socialisti.

A seguito della caduta del secondo governo Badoglio, ottenne il 9 giugno 1944 l’incarico di formare un nuovo governo e cosicché il 18 giugno si insediò a Salerno il Governo Bonomi II. Il governo rimase in carica fino al 26 novembre, giorno in cui Bonomi rassegnò le dimissioni a causa delle divergenze interne ai partiti della coalizione.

A causa del veto alleato alla creazione di un altro governo, l’incarico venne confermato a Bonomi, che il 10 dicembre 1944 formò il Governo Bonomi III (nell’occasione ottenne l’appoggio di DC, PCI, PLI, PDL) che durò fino al 19 giugno 1945, giorno in cui Bonomi diede ancora le dimissioni, dopo la liberazione del Nord Italia, per spianare la strada alla creazione di un governo democratico.

Le opinioni divergenti dei partiti politici che compongono il governo causano però la fine prematura del secondo governo Bonomi; quest’ultimo si dimette il 26 novembre 1944.

Bonomi è però costretto a formare un nuovo governo. Gli Alleati, infatti, concentrati nel portare a termine velocemente il secondo conflitto mondiale, pongono il veto sulla formazione di ulteriori governi. Il terzo governo da lui presieduto, si forma il 10 dicembre 1944, è composto da molti dei partiti e degli uomini politici presenti nella sua seconda legislatura.

Infatti, fecero parte del governo Palmiro Togliatti, nominato Vice-Presidente; Alcide De Gasperi, Ministro degli Esteri e Giovanni Gronchi, Ministro dell’Industria del Commercio e Lavoro. A causa del veto alleato alla creazione di un altro governo, l’incarico venne confermato a Bonomi, che il 10 dicembre 1944 formò il Governo Bonomi III (nell’occasione ottenne l’appoggio di DC, PCI, PLI, PDL) che durò fino al 19 giugno 1945, giorno in cui Bonomi diede ancora le dimissioni, dopo la liberazione del Nord Italia, per spianare la strada alla creazione di un governo democratico.

Con la totale liberazione dell’Italia da parte degli Alleati, Bonomi decise di dimettersi, nonostante ciò, continuò a essere un personaggio centrale nella politica italiana. Durante i suoi governi risolse energicamente il problema dell’arruolamento delle cinque divisioni italiane di supporto agli alleati nella conquista del Nord.

Dopo aver partecipato alle sedute dell’Assemblea Costituente partecipò attivamente alle conferenze di pace come delegato dell’Italia. Nel frattempo, assunse la presidenza del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), e fu anche Presidente dell’Associazione Nazionale della Stampa.

L’8 maggio 1948 venne eletto primo Presidente del Senato della Repubblica, carica che mantenne fino alla morte, avvenuta nell’appartamento presidenziale di palazzo Giustiniani a Roma, il 20 aprile 1951, all’età di settantasette anni.  

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