Francesco De Martino: l’illustre accademico e statista che divenne Segretario Nazionale del Psi

Francesco De Martino fu certamente un importante politico e statista di grande rilievo ma fu in special modo un accademico, uno studioso del diritto, un giurista di rilievo nazionale e internazionale.

Nativo di Napoli da una famiglia borghese si formò all’Università di Napoli “Federico II” e in gioventù fu un allievo prediletto di Enrico De Nicola. Si dedicò alla ricerca nel campo del diritto e dell’economia romana divenendo uno studioso di fama internazionale. Fu antifascista fin dall’adolescenza e, verso il 1940 si schierò su posizioni di sinistra, tanto che, nello svolgimento dei corsi universitari del 1941-42, il professor De Martino non esitò a condannare dalla sua cattedra le teorie del razzismo.

De Martino fu professore di storia del diritto romano nelle Università di Messina e di Bari e poi nell’Università di Napoli “Federico II”, accademico dei Lincei, pubblicò numerose opere nel campo delle istituzioni e dell’economia dell’antica Roma.

Scrisse l’imponente Storia della costituzione romana in sei volumi, che resta tra le maggiori trattazioni romanistiche del Novecento, che fu tradotta in tedesco, spagnolo e inglese.

A lui furono intitolati il Dipartimento di Diritto Romano, Storia e Teoria del Diritto dell’Università di Napoli “Federico II” e la relativa Biblioteca. Ebbe un ruolo fondamentale nella storia del Partito Socialista Italiano nel dopoguerra dove ricoprì più volte la carica di Segretario nazionale e, quindi, fu tra i massimi esponenti della storia del socialismo italiano.

Prima di divenire uno dei leader storici del Psi, si iscrisse nel 1943 al Partito d’Azione e partecipò attivamente alla Resistenza nelle file degli “azionisti”, della cui direzione fu chiamato a far parte nel 1945. Fece parte della schiera di dirigenti come Emilio Lussu, Riccardo Lombardi, Vittorio Foa che dopo lo scioglimento di suddetta formazione politica confluirono nel Partito Socialista Italiano.

Nel Psi rivestì ruoli direttivi e dal 1962 al 1968, subentrando nell’incarico a Pietro Nenni, entrò a far parte  dei governi di centro sinistra dove assunse ruoli di vicepresidente nel primo governo di Mariano Rumor del 1968  e dopo del governo di Emilio Colombo, incarichi che ricoprì due volte nei tre anni successivi.

Nel 1971 fu il candidato delle sinistre alla presidenza della Repubblica e però venne battuto da Giovanni Leone. Poi divenne Segretario Nazionale del Psi fino al 1976 e restò alla guida del partito tranne quando si creò il Partito Socialista Unitario (Psi-Psdi), fino al Comitato Centrale del luglio 1976 all’Hotel Midas, che segnò l’inizio dell’era di Bettino Craxi.

In quell’occasione prevalse la corrente autonomista e riformista decisamente critica nei confronti degli “equilibri più avanzati” propugnati da De Martino che auspicavano che i socialisti  non andassero più al governo senza che ci fosse la partecipazione dei comunisti, “mai al governo senza il Pci”.

Tale posizione fu una delle cause principali che condusse il Psi al minimo storico sotto la soglia del 10% nelle elezioni del 1976. Dopo pochi mesi il 5 aprile 1977, nel pieno degli anni di piombo venne rapito a Napoli suo figlio Guido.

Per la sua liberazione i rapitori chiesero un riscatto di un miliardo di lire che venne raccolto con una colletta. Guido venne liberato il 15 maggio. La vicenda, rimasta sempre misteriosa, si concluse felicemente con il rilascio del giovane, ma segnò praticamente l’uscita di scena del professore. De Martino fu eletto deputato al parlamento, nel gruppo socialista, ininterrottamente dal 1948 al 1983. Mentre proprio dal 1983 rivestì la carica di senatore. 

Nel 1991 fu nominato senatore a vita dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, per aver illustrato la patria con altissimi meriti nei campi civile, letterario, scientifico. In quanto membro anagraficamente più anziano, fu presidente provvisorio del Senato nel 1992, 1994 e 1996, in occasione delle sedute inaugurali dell’XI, XII e XIII legislatura.

Negli ultimi anni si avvicinò ai Democratici di Sinistra e nel 2001 s’iscrisse al loro gruppo parlamentare. Morì a Napoli, il 18 novembre 2002, all’età di 95 anni dopo una lunga malattia.

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