I rischi del referendum

Di Nico Dente Gattola

In questo fine settimana, gli italiani saranno chiamati ad approvare con apposito referendum, la riduzione del numero dei parlamentari.

Sia pur a fatica, vuoi per l’emergenza sanitaria in atto, vuoi per l’assoluta anomalia di una campagna referendaria che si è svolta praticamente sotto l’ombrellone, negli ultimi giorni il dibattito si è fatto incandescente tra favorevoli e contrari, con un dibattito acceso tra le forze politiche di maggioranza, spesso in contraddizione anche al loro interno.

Sia pure senza entrare nel merito della scelta, che ogni cittadino potrà fare nel segreto dell’urna, non ci si può esimere da alcune considerazioni di carattere generale.

Ancora una volta infatti, si è persa la possibilità di procedere ad una vera riforma della struttura dello Stato, preferendo da parte dei promotori portare all’incasso la facile propaganda sui costi della politica, senza assolutamente soffermarsi sui rischi e sui problemi che una riduzione dei parlamentari, fatta senza criterio alcuno apre nella nostra democrazia.

Sull’altare del risparmio e dei costi della politica, ci si è dimenticati che con le regole attuali, che ricordiamolo prevedono le liste bloccate, il rischio concreto all’indomani del 21 settembre è quello di concentrare ulteriormente nelle mani di pochi la vita politica del paese.

Ecco perché un tema di questa portata, non può essere consegnato all’antipolitica e non può essere “merce di scambio” tra le forze politiche, perché passato il momento dell’euforia i nodi verranno al pettine ed i costi saranno pagati dai cittadini.

Soprattutto, perché l’eventuale riduzione dei parlamentari non è accompagnata da alcuna riforma istituzionale e tanto meno da una nuova legge elettorale che almeno preveda il ripristino delle preferenze e ridisegni i collegi elettorali.

Ciò che lascia perplessi è come potranno funzionare le istituzioni parlamentari ed il giovamento che potrà loro derivare da questo possibile taglio, laddove con i numeri oggi in vigore per camera e senato prevedono una giusta rappresentanza di tutti i territori.

Poco importa che la presenza di un maggior numero di deputati e senatori, comporti un maggior costo, se si da voce alle istanze di zone che altrimenti non sarebbero rappresentate: questo non è un costo ma un qualcosa che consente alla democrazia di far sentire la sua voce.

Occorre infine rilevare come sarebbe stato opportuno non abbinare il quesito referendario alla consultazione per le elezioni regionali e comunali per due precisi motivi.

In primo luogo le regionali come le comunali, riguardano solo alcuni territori e questo porterà inevitabilmente ad una maggiore affluenza elettorale in alcune zone, piuttosto che in altre, il che potrebbe anche condizionare l’esito del referendum, che per altro ricordiamolo, non prevede quorum per la sua validità.​

Senza dimenticare che la concomitanza, non aiuta ad avere una maggiore visibilità al quesito referendario: un tema di questa portata meritava un attenzione esclusiva da parte delle forze politiche e degli elettori e non le briciole di una conversazione estiva sotto l’ombrellone. Questo è poco ma sicuro.

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