Scelta referendaria: una scelta per la libertà, una scelta per la vita

Siamo sempre chiamati a scegliere in ogni istante della nostra vita, anche nelle piccole operazioni di routine apparente, dobbiamo scegliere e da ogni piccola scelta ci avviamo verso un qualcosa cui pian piano raggiungiamo.

Il 20 e il 21 settembre avremo ancora una volta l’opportunità di scegliere, anche se la nostra scelta non potrà ritenersi terminata sbarrando un “si” o  un “no”, sulla scheda del quesito referendario relativo alla modifica costituzionale.

Ma quella decisione, che ognuno di noi prenderà nel segreto dell’urna, avrà comunque delle ricadute, per nulla distanti dal nostro operare quotidiano, come dalla nostra routine, che negli anni è evoluta in spazi di libertà più aperti, malgrado le volontà contrarie.

Come sosteneva il grande filosofo del diritto Norberto Bobbio, dimenticato e trascurato da una società smemorata, il principio da cui partire per tracciare la maglia dei diritti di una società, sono i diritti umani universalmente riconosciuti.

Il diritto di libertà e rappresentanza all’interno di un’organizzazione sociale e politica, è sancito dalla nostra Costituzione, che dai diritti dell’Uomo attinge in misura totale.

La rappresentanza della popolazione nelle istituzioni del Paese, avviene attraverso legittime elezioni con cui vengono scelti i nostri rappresentanti in ogni ambito di governo, sia esso comunale, regionale o statale.

Diluire la rappresentanza, sino a renderla inefficace e solo apparente, è da sempre l’obiettivo di una classe dominante oggi riemersa, che nel dopoguerra ha dovuto arretrare e cedere il potere, in seguito ad uno scenario nazionale e soprattutto internazionale anelante alla libertà, che non concedeva alcuno spazio per una trattativa in merito.

In quegli anni è nata la Repubblica, con una legittima votazione che ha messo al bando un’intera classe politica e soprattutto il regime monarchico, coautore del disastro nel ventennio fascista e della guerra che è seguita.

La massima rappresentanza, definita in base al numero dei cittadini del Paese, cui è legata ancora oggi, ha consentito di far rinascere un Paese, da sottosviluppato qual era il nostro, al termine della guerra e del ventennio fascista.

Ha consentito lo sviluppo dei diritti, che in questi ultimi vent’anni, insieme a quello di cui discutiamo, sono stati abbattuti e azzerati in virtù di una visione monotona e bloccata degli obiettivi politici ed economici.

Solo la diversità e l’autonomia, cui gode ogni Parlamentare, ha impedito che tanti si schierassero obbligati, ai voleri perentori dei capigruppo al Senato e alla Camera, impedendo così o attenuando lo smantellamento dei diritti di cui, fino ai primi anni novanta, i cittadini di questo Paese godevano pienamente.

La riduzione del numero dei soggetti da controllare, da parte dei capigruppo politici e delle lobby affiliate, consente alle stesse lobby, che pesantemente intervengono sulle decisioni parlamentari, di imporre con efficacia i propri dictat, agendo sul ridotto numero e di fatto non più autonomo dei pochi rappresentanti in Parlamento. 

Quando vengono richiamate le dichiarazioni di una illustre ex presidente della Camera, Nilde Iotti, si dimentica il contesto storico di maturazione politica cui non solo le istituzioni, ma l’intera popolazione aveva raggiunto. 

Parimenti trascuriamo che la rispettabile parlamentare e politica, qual era l’On. Iotti, militava in un partito, quello comunista, in cui vigeva il “centralismo democratico”, da cui erano tagliati fuori, espulsi, coloro che pur di idee comuniste non aderenti alle scelte della segreteria, cercavano di animare un dibattito interno, quello si, democratico. Uno per tutti il gruppo de “il manifesto”, bandito dal partito durante la segreteria Berlinguer.

Votare “si” comporterà una scelta cui i più indifesi, i meno tutelati, gli esclusi, acuiranno il loro grave stato di esclusione, “delegando” ai padroni del vapore la gestione quasi totale dei pochi diritti ancora vigenti.

Di questo devono essere soprattutto consapevoli coloro che, sono stati presi all’amo dal senso di vendetta contro qualcuno, di cui forse a ragione, ritengono responsabile del loro malessere.

Un’azione però che, diversamente da quanto credono, si rivolterà ancora una volta contro gli stessi esclusi, cui la ulteriore limitazione di rappresentanza renderà inesistenti sul piano delle volontà, demolendo i loro diritti.

Dobbiamo scegliere e capire, guardando un po’ al nostro condominio in cui abitiamo, immaginando di ridurre il numero di rappresentanti per le decisioni centrali, allo scopo di lasciarle ai pochi e ai più forti tali scelte, a cui nolente o volente dovremo rispondere secondo le loro esigenze.

Decisioni cui non avendo potuto delegare i nostri rappresentanti, non saranno le nostre scelte, nei confronti delle quali, soprattutto, non avremmo potuto discutere per bloccarle o attenuarle.

Potrebbe Piacerti Anche

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com