UN NO AL TENTATIVO MALDESTRO DI COLPIRE LA POLITICA

Un voto in un contesto più simile alle democrazie guidate che non ad una una democrazia occidentale.

Domenica e Lunedì gli italiani sono chiamati alle urne. E’ un segnale di normalità dopo i mesi della tirannia igienista e dello spavento generato dal Virus che circola ancora per l’Europa e in una parte del Mondo e non pare aver perduto la sua carica infettiva. Il voto si assicura avverrà nella massima sicurezza sanitaria mentre è abbastanza evidente che una parte della popolazione, soprattutto quella più anziana, potrebbe disertare le urne considerando questo voto tutt’affatto che decisivo.

Se da un lato il rinnovo di sei Consigli regionali potrebbe suscitare un cambio di fase e di orientamento generale dell’elettorato qualora non venissero confermati i Governatori espressione del centrosinistra, la scelta di cambiare una norma della Costituzione che fissa il numero dei parlamentari della Camera e del Senato rappresenterebbe una vittoria simbolica del consistente movimento di opinione che ha fatto dell’abbattimento delle istituzioni democratiche la propria ragione politica e sociale e che ha avanzato in modo robusto negli ultimi trent’anni del nostro paese e sta raggiungendo uno dei massimi obbiettivi, quello di umiliare le istituzioni democratiche, dichiararne l’inutilità e farlo attraverso un massiccio voto popolare.

La partita sarebbe stata chiusa già nello scorso ottobre quando un voto pressoché unanime della Camera e del senato avevano decretato l’amputazione parlamentare; solo la nobile e coraggiosa resistenza di uno sparuto gruppo di oppositori che rinunciando alla tattica controproducente dell’aventino scelsero di raccogliere le firme e chiedere il Referendum confermativo circondati da disappunto dei proponenti del taglio e dall’ilare sconcerto della stampa che dava per scontato l’esito di un’eventuale referendum.

Lo slittamento della data referendaria ha consentito alle sguarnite truppe del NO al taglio reazionario di formare un fronte politico eterogeneo, senza una evidente tolda di comando ma sul quale vi è stata un’ampia convergenza di aree politiche riformiste e progressiste, laiche e cattoliche.

Un fronte ampio che senza molti mezzi a disposizione ha affrontato l’imbarazzato silenzio dei partiti politici che in Aula votarono a favore, imbarazzante al punto che le tribune politiche previste dalla Legge venivano disertate dai sostenitori del Sì, mentre Di Maio si ergeva sempre di più a leader unico di questo fronte mentre il Partito Democratico, balbettando improbabili posizioni a favore del taglio combinato ad impossibili contestuali riforme elettorali ed istituzionali, perdeva via via i pezzi più pregiati che in modo chiaro e netto si pronunciavano per il NO.

Un ex segretario come Walter Veltroni, un fondatore come Romano Prodi fra gli altri ed in testa, mentre nelle retrovie le diserzioni da una campagna anti-politica e dal vistoso segno reazionario metteva in difficoltà l’elettorato tradizionale della sinistra. Il Centro-Destra, che fu mallevadore concettuale dello scempio del taglio parlamentare mano a mano affievoliva la sua carica e silenziosamente faceva intendere che tutto sommato il voto referendario non fosse così importante e che in fondo la sconfitta dei cinquestelle e del Governo non sarebbe stata proprio un’occasione politica da buttare. Quest’ultimo pur tacendo formalmente ha azionato tutto il suo peso nell’informazione pubblica che ha stretto il cappio al collo ai sostenitori del NO, limitandone le presenze televisive così come tardivamente ha rilevato l’AGICOM che ha sanzionato le testate RAI e LA7, naturalmente una sanzione simbolica perché il recupero del tempo negato non potrà che avvenire ad urne chiuse.

In questo clima da regime orientale si svolgono le elezioni per cambiare la nostra Costituzione che pare essere assai più importante per l’elettorato giovanile che non per quello più anziano; sono infatti loro e non altri l’elemento decisivo per far pendere la bilancia pur sapendo che il vero dato decisivo sarà quello dell’affluenza al voto, in una domenica e lunedì di fine estate, con temperature ancora proibitive, con una epidemia ancora in atto e con una campagna che ha influenzato la disaffezione più che la partecipazione.

I Socialisti hanno dal fronte della loro condizione di forza semi-extra-parlamentare condotto una battaglia orgogliosa, motivata, saggia.

Sono scesi in campo tutte le personalità più prestigiose del nostro mondo a partire da Rino Formica e Claudio Martelli, il PSI si è battuto da par suo, così ccome L’AvantiOnline di Del Bue. Il Comitato che io ho presieduto coadiuvato da Roberto Biscardini ha svolto un lavoro prezioso di coordinamento fra tante esperienze socialiste presenti nel paese.

Abbiamo difeso un principio Costituzionale, un diritto sacrosanto dei cittadini ad avere i loro rappresentanti, abbiamo difeso la politica da un attacco volgare scriteriato ed inutile al suo cambiamento ed alle riforme che si rendono necessarie come abbiamo sostenuto nella nostra Campagna Referendaria.

La parola ora agli italiani che ci auguriamo si esprimano con l’acume democratico di cui essi si sentono capaci.

E poi come diceva Pietro Nenni: “ Fai ciò che devi, accada ciò che può”.

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