Bye Bye TikTok e WeChat: la decisione di Trump e la risposta della Cina

Scatta oggi, 20 settembre, per tutti gli Americani il divieto di scaricare le app WeChat e TikTok (per quest’ultima lo stop è stato rinviato al 27 settembre se non si dovesse trovare un accordo) di proprietà dei gruppi cinesi Tencent e ByteDance. “Così i cinesi ci spiano”.  È questa, tra le altre, una delle motivazioni asserite dal presidente Donald Trump che lo ha portato a tale decisione. “Salvaguardare la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Un atto importante se si pensa che a utilizzare le applicazioni sono circa 10 milioni di cittadini americani. Ma al presidente questo non sembra importare o almeno non più dell’essere controllato dalle aziende cinesi e in generale da tutta la Cina.

La notizia ci giunge dal Dipartimento del Commercio Usa e in particolare dalle parole del suo segretario Wilbur Ross che ci tiene a precisare che i divieti servono a proteggere “gli utenti negli Stati Uniti eliminando l’accesso a queste applicazioni e riducendo notevolmente la loro funzionalità”. “Le azioni di oggi dimostrano ancora una volta che il presidente Trump farà tutto ciò che è in suo potere per garantire la nostra sicurezza nazionale e proteggere gli Americani dalle minacce del Partito comunista cinese”. Quando infatti gli utenti installano le due app forniscono alcune informazioni personali che permettono di fatto al sistema cinese di raccogliere “vaste aree di dati degli utenti, incluse le attività in rete, i dati sulla posizione e sulla cronologia di navigazione e ricerca” su internet, andando a minare la privacy degli americani e mettendoli in una posizione scoperta e di possibile attacco.

In realtà la vicenda è molto più complicata di quanto si possa immaginare e l’obiettivo dell’Amministrazione Trump e dello stesso presidente è molto, molto più sottile. Partendo dal presupposto che la sicurezza nazionale è l’ingrediente base per gli Usa affinché una collaborazione tra le parti possa realmente realizzarsi, c’è da dire che il tycoon sta premendo affinché dall’intesa fra ByteDance e Oracle possa nascere una società controllata per la maggioranza da investitori americani, e non solo al 20% come inizialmente ipotizzato. Anche il Tesoro statunitense, favorevole ad una alleanza, è intervenuto nella revisione dell’accodo che potrebbe vedere una TikTok con sede negli Stati Uniti e un successivo sbarco in Borsa nel corso di un anno. Versione dell’accordo che però ad oggi non convincerebbe l’intera Amministrazione e soprattutto Trump a cui spetta l’ultima parola.

A Pechino ovviamente non va proprio giù la decisone del presidente americano, ed ecco allora che lo scontro si fa ufficialmente aperto. Dalla Capitale cinese giungono accuse di “bullismo” da parte degli Stati Uniti facendo intuire che Pechino potrebbe prendere anche delle “contromisure” in merito: “Se gli Stati Uniti insisteranno su questa strada, la Cina adotterà le misure necessarie a salvaguardare risolutamente i diritti e gli interessi legittimi delle società cinesi”. Il governo cinese, di concerto con il Dipartimento del Commercio, ha fatto sapere che è sua intenzione limitare le attività delle società estere attraverso un apposito meccanismo. Un annuncio che si rivolge alle società le cui attività “minano la sovranità nazionale della Cina e i suoi interessi di sicurezza e sviluppo” o violino “le regole economiche e commerciali accettate a livello internazionale”. Sarà così creato un “elenco di entità inaffidabili” passibili di multe, restrizioni sulle attività o ingresso di attrezzature e personale in Cina. Intanto è stato inoltrato alla corte federale di Washington un ricorso, contestando l’ordine esecutivo di divieto di download.

La trattiva è ancora in corso ma il presidente Trump ha le idee molto chiare, sia per TikTok, sia per WeChat che anche per Huawei, il gigante delle telecomunicazioni cinesi entrato nel mirino del tycoon tempo fa. Gli Stati Uniti stanno infatti esercitando pressioni sui Paesi europei affinché escludano il colosso dalle loro future reti 5G. Che non scorra buon sangue tra le due potenze mondiali è risaputo oramai da tempo ma quella sottile linea rossa in continua tensione sembra ora destinata a spezzarsi e chissà con quali conseguenze nazionali e internazionali. Quel che è certo è che da oggi 100 milioni di cittadini americani dovranno dire addio a TikTok e WeChat (per chi le avesse già installate non sarà più possibile provvedere agli aggiornamenti) e la domanda che adesso in molti si chiedono è: “l’Italia, dalla guerra delle due superpotenze, ne risentirà?”

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