Salvini e Meloni non sfondano, fallisce la “spallata” al governo

Il Referendum si è concluso determinando un netto Sì e il pareggio del centro sinistra portano una boccata d’aria fresca al governo, che per questa volta può tirare un sospiro di sollievo.

Nicola Zingaretti, tronfio della sua para-vittoria, si autoproclama vincitore bollando i “sovversivi” Meloni e Salvini come perdenti per aver tentato di far crollare il governo, e nella sua dichiarazione dice: “Certo, qualche rimpianto resta se ci avessero dato retta di più i nostri alleati avremmo vinto quasi ovunque” è questa la frecciatina mandata ai pentastellati che vengono chiamati alla coesione e al duro lavoro, proprio dallo stesso Zingaretti, per i progetti futuri quali: il Mes, i decreti sicurezza, Recovery Fund da intraprendere e portare avanti “come alleati di governo non da avversari” conclude Zingaretti.

La sua più che una vittoria è stata una strenue difesa, che ha gestito in maniera egregia, affermando la sua leadership e blindando la maggioranza, almeno per il momento.

Il Movimento, nella loro triste tornata Regionale, si godono il loro unico trionfo grazie al Sì del Referendum dimenticandosi di non essere stati gli unici a votare Sì quando era il momento di decidere.

Così Crimi, spinto da una visione distorta della realtà, dice: “Il M5S è il vero motore del cambiamento di questa legislatura” poi parlando delle regionali prosegue dicendo che il risultato “è stato inferiore rispetto alle precedenti elezioni”. Da domani “parte il percorso per nuove sfide e obiettivi”, promette il reggente 5 Stelle.

Luigi Di Maio, ignorando il tramonto del suo movimento, se ne va imbarzottito di trasmissione in trasmissione a celebrare la sua vittoria tralasciando i sondaggi da incubo che lo mettono di fronte ad una realtà che non vuole accettare. E così commenta il Ministro degli Esteri: “Diverse forze si sono riunite sotto il vessillo del No con il solo scopo di colpire il governo e anche il sottoscritto” ma, ha rimarcato il titolare della Farnesina, il voto è stato un “boomerang” per chi cullava il sogno di mandare a casa l’esecutivo”.

Ma la destra non ci sta, e proprio non vuole sentir parlare di sconfitta. Quindi, con la maestria di mistificare la realtà alla quale Salvini e Meloni ci hanno abituati, rispondono ai giornalisti dicendo: “Se i dati verranno confermati, da domani Lega e centrodestra saranno alla guida di 15 Regioni su 20!” è questa l’esultanza di Matteo Salvini, visto davanti alla seconda disfatta, si perché dopo la Borgonzoni, sua fedelissima, ha fallito anche la Ceccardi in quella che da molti veniva considerata la sfida decisiva, paragonando addirittura la Toscana come l’Ohio.

La leadership di Salvini, non è insidiata solo dagli avversari ma anche dagli alleati, si perché Zaia, che lotta per l’autonomia, è sempre più lontano dalle idee del Capitano e Giorgia Meloni, con i suoi mezzucci, sta guadagnando terreno e, con qualche numero in più, si dice pronta a guidare il centrodestra.

“Il governo nazionale ne esce indebolito, mentre il centrodestra si rafforza”, sostiene Giorgia Meloni, che sottolinea come Fratelli d’Italia abbia aumentato i propri consensi.

La leader di FdI, viste le proiezioni, si è prodigata subito per raggiungere ad Ancona il candidato Francesco Acquaroli e, proprio come un pavone mostra le sue piume, si traveste con la sua maschera da scena per dire alla gente ciò che più vuole sentire e mostrare il suo volto trionfante, tralasciando che in Puglia il suo candidato ha subito una disfatta clamorosa, forse proprio perché sponsorizzato da lei, chi lo sa!

Per il momento la grande Debacle può associarsi solo al nome di Matteo Renzi, che da questa tornata elettorale subisce più ferite che mai visto che in Puglia, il suo candidato, Ivan Scalfarotto, avrebbe dovuto impedire la rielezione di Michele Emiliano, si ferma a poco più di un punto e mezzo. Nella stessa Toscana Giani avrebbe vinto anche senza il contribuito del partito di Renzi che non si schioda da percentuali intorno al 2-3%.

Risultati Referendum:

Il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari ha visto la netta vittoria del Sì. Il Sì alla legge che taglia il numero di deputati e senatori raggiunge il 69,96% contro il No fermo al 30,05% dei voti. L’affluenza è stata del 53,84%. Netta vittoria per il Sì anche nelle sezioni Estero. Il voto degli italiani all’estero sul referendum costituzionale per la riduzione dei parlamentari è infatti andato per il 78,7% ai Sì (673.899 voti). Ai No il 21,29% (182.251 voti).

Risultati Elezioni Regionali 2020:

  • Veneto: Zaia (Centrodestra) al 76,75%; Lorenzoni (Centrosinistra) 15,75%; Enrico Cappelletti (M5s) 3,25%.
  • Liguria: Giovanni Toti (Centrodestra) 56,1 %; Ferruccio Sansa (Centrosinistra) 38,93 %. Massardo 2,42%.
  • Toscana: Eugenio Giani (Centrosinistra) 48,62 %; Susanna Ceccardi (Centrodestra) 40,45; Irene Galletti (M5S) 6,4 %.
  • Marche: Francesco Acquaroli (Centrodestra) 49,13%; Maurizio Mangialardi (Centrosinistra) 37,29 %; Gian Mario Mercorelli (M5s) 8,62 %.
  • Campania: Vincenzo De Luca (Centrosinistra) 69,6 %; Stefano Caldoro (Centrodestra) 17,62%; Valeria Ciarambino (M5s) 10,17 %.
  • Puglia: Michele Emiliano (Centrosinistra) 46,83 %; Raffaele Fitto (Centrodestra) 38,95 %; Antonella Laricchia (M5s) 11,07 %; Ivan Scalfarotto (Italia Viva) 1,61 %.

Il Pd è il primo partito in tutte le regioni, eccetto Veneto e Liguria, dove prevalgono le liste dei Presidenti Zaia e Toti. M5s va in doppia cifra solo in Campania e sfiora il 10% in Puglia.

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