Mauro Ferri, il giurista che divenne segretario del Partito Socialista Unitario

Mauro Ferri cominciò a fare politica intensamente con la partecipazione attiva alla Resistenza a Roma tra il 1943 e il 1944.

Furono anni cruciali per l’avvocato Ferri quando venne arrestato per propaganda antifascista. Ritornò in libertà e si trasferì a Castel San Niccolò, che fu il paese in cui nacque il padre e dove si iscrisse al Partito Socialista di Unità Proletaria. In questo paese, subito dopo la fine della guerra, venne eletto sindaco.

Fu eletto segretario della federazione socialista di Arezzo dal 1947 al 1948, poi dal 1950 al 1953 e infine dal 1959 al 1963. Percorse tutte le tappe fondamentali della carriera politica, infatti, fu anche consigliere comunale e provinciale di Arezzo.

Nel 1949 divenne membro del comitato centrale del PSI e nel 1965 della Direzione nazionale. Fu deputato per cinque legislature consecutive dal 1953 al 1976 , eletto nella circoscrizione di Siena-Arezzo-Grosseto.

Fu segretario del PSI (1968 – 1969) negli anni in cui il Psdi e il Psi si unificarono. Fu anche capogruppo del PSI-PSDI Unificati e lasciò successivamente il partito per aderire alla formazione socialdemocratica (PSU, poi PSDI). Nel frattempo, le elezioni politiche del 1968 sancirono la fine dell’esperienza poiché il Psu uscì sconfitto perdendo complessivamente 29 seggi alla Camera.

Le correnti massimaliste socialiste pretesero una strategia che recuperasse le perdite a sinistra e in tal modo si determinò una forte inquietudine tra gli ex-socialdemocratici. Nel luglio del 1969 Pietro Nenni tentò di salvare l’unificazione presentando una mozione autonomista che invece fu sconfitta dalla linea massimalista di De Martino che prevalse.

Ferri fu molto legato a Pietro Nenni, fece parte della sua corrente, e la situazione del Partito Socialista Unitario precipitò con l’ennesima scissione dell’area socialdemocratica.

Un gruppo socialista, che fece riferimento a Ferri, costituì prima il Partito Socialista Unitario che successivamente, nel febbraio 1971, prese il nome di Partito Socialista Democratico Italiano di cui lo stesso  Ferri ne divenne segretario.

Restò in carica fino a quando fu nominato Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, nel secondo governo Andreotti (1972-1973).

Alla fine del 1973, Mauro Ferri fu coinvolto nel primo scandalo dei petroli. Vennero chiamati in causa 35, tra uomini politici, petrolieri e dirigenti dell’ENEL; l’accusa era di aver beneficiato o favorito finanziamenti all’ENEL e ai partiti di governo, effettuati con fondi dell’Unione petrolifera italiana, in modo da influenzare le scelte relative alla politica energetica nazionale per favorire l’aumento dei prezzi della benzina.

Si occupò della questione la Commissione parlamentare per i procedimenti di accusa e, l’8 marzo 1974, constatò l’avvenuta prescrizione dei fatti contestati agli ex-ministri Giulio Andreotti e Mario Ferrari Aggradi (entrambi della DC); deliberò l’archiviazione degli atti a carico di Giacinto Bosco (DC) e Luigi Preti (PSDI) e aprì, invece, un’indagine sull’operato degli ex-ministri Mauro Ferri e Athos Valsecchi (DC).

Nel gennaio 1979, la commissione inquirente si pronunciò con l’assoluzione nei confronti degli ultimi due ex-ministri coinvolti. In modo particolare, la commissione ritenne che nei confronti di Ferri, non si configurarono elementi per addebitare il reato di corruzione.

La relazione del senatore Nicola Lapenta fu trasmessa il 9 febbraio successivo al Parlamento che, nei termini previsti dal regolamento, non produsse le firme necessarie per un’eventuale messa in stato d’accusa degli ex-ministri inquisiti.

Ferri, venne scagionato e fu eletto deputato alle elezioni europee del 1979 per le liste del PSDI. Ricoprì la carica di presidente della Commissione giuridica e della Commissione per gli affari istituzionali, nonché membro della delegazione per le relazioni con la Jugoslavia.

Ferri sicuramente fu dotato di notevoli conoscenze giuridiche e per tale motivo venne nominato giudice costituzionale dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga il 27 ottobre 1987, giurò il 3 novembre.

Venne anche eletto presidente della stessa Corte Costituzionale il 23 ottobre 1995. Esercitò le funzioni dal 24 ottobre rimanendo in carica per un anno fino al novembre 1996. E’ morto a fine settembre del 2015.

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