Usa-Cina: è di nuovo guerra fredda?

Un discorso non lunghissimo. Dei 15 minuti riservati a ogni leader lui ne ha utilizzati molti di meno ma sono bastati per far comprendere il suo punto di vista e del Paese che rappresenta, gli Stati Uniti d’America. Stiamo parlando del presidente in carica Donald Trump le cui parole sono state un inno alla libertà (tra i temi trattati all’Assemblea generale il sostegno dato per l’emergenza Covi19, la fornitura di ventilatori, gli sforzi per trovare un vaccino, la battaglia contro il terrorismo, l’oppressione delle donne, il traffico di droga. E ancora lo sforzo per la cancellazione del califfato dell’Isis, o il lavoro svolto per porre fine alla guerra in Afghanistan, il contributo fornito per gli accordi di pace avvenuti tra Serbia e Kosovo o quelli in Medio Oriente. Ha parlato inoltre di prosperità americana come fondamento della libertà e della sicurezza). Ma soprattutto è stato un attacco chiaro, diretto e conciso rivolto alla Cina e indirettamente all’Oms.

“Settantacinque anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale e la fondazioni delle Nazioni Unite, siamo ancora una volta impegnati in una grande lotta globale”. Queste le parole che aprono l’intervento del tycoon e che lasciano già presagire dove vuole andare a parare. “Abbiamo intrapreso una feroce battaglia contro il nemico invisibile – il virus cinese – che ha causato innumerevoli vittime in 188 Paesi”. Ebbene, Trump lo chiama “China virus”. Non usa mai la parola Covid o coronavirus, ma China virus, virus cinese, a indicare chi ha, secondo Trump, la piena colpa di tale pandemia. La Cina, appunto. E da lì, parte il duro e inevitabile attacco. “Dobbiamo ritenere responsabile la nazione che ha scatenato questa piaga nel mondo: la Cina. Nei primi giorni del virus, la Cina ha bloccato i viaggi a livello nazionale consentendo ai voli di lasciare la Cina e infettare il mondo. La Cina ha condannato il mio divieto di viaggio. Mentre ha cancellato i voli nazionali e bloccati i cittadini nelle loro case”.

E fin qui forse nessuna novità di rilievo dal momento che Trump si è sempre scagliato contro il Paese ritenendolo il primo e unico reo di una pandemia che poteva essere evitata. “Il governo cinese e l’Organizzazione mondiale della sanità – che è virtualmente controllata dalla Cina – hanno dichiarato falsamente che non c’erano prove di trasmissione da uomo a uomo. Successivamente hanno falsamente detto che le persone senza sintomi non avrebbero diffuso la malattia”. E termina l’attacco sul China virus dicendo che “le Nazioni Unite devono ritenere la Cina responsabile delle proprie azioni”.

Ma se pensiate che l’attacco sia finito qui vi sbagliate perché Trump ha tanto, tanto altro da dire su una Cina che “ogni anno scarica milioni e milioni di tonnellate di plastica e rifiuti negli Oceani, pesca abusivamente nelle acque degli altri Paesi, distrugge vaste aree di barriera corallina ed emette più mercurio tossico nell’atmosfera di qualunque altro Paese al mondo”. E ancora “le emissioni di carbonio della Cina sono quasi il doppio di quelle degli Stati Uniti e stanno aumentando rapidamente”. Al contrario, come continua il presidente “lo scorso anno l’America ha ridotto le sue emissioni di carbonio più di qualsiasi altro Paese al mondo”.

Immediata la replica del presidente cinese Xi Jinping che, in un video pre-registrato all’assemblea generale dell’Onu spiega come “La pandemia va affrontata insieme, uniti, e seguendo la scienza. Ogni tentativo di politicizzare o stigmatizzare la pandemia deve essere respinto”. E prosegue nel tentativo forse di placare i toni dicendo che “Non vogliamo guerre fredde né calde con nessun Paese”. Mentre sui vaccini dichiara che in Cina “ce ne sono diversi contro il Covid che sono nella fase tre degli studi clinici. Una volta completati, saranno resi disponibili su base prioritaria per i Paesi in via di sviluppo”. Poi capitola asserendo che “La Cina continuerà ad essere un elemento che forgia la pace nel mondo, contribuisce allo sviluppo globale e sostiene l’ordine internazionale”.

Insomma, la provocazione di Trump non è stata accolta tra fulmini e saette dalla Cina come forse si aspettava. Piuttosto, nonostante qualche frecciatina al presidente sul voler politicizzare o stigmatizzare la pandemia, in realtà Xi ha risposto in maniera molto diplomatica e cercando se non di sotterrare l’ascia di guerra almeno di abbassarla ai minimi livelli. Una guerra fredda che, almeno per il momento, resta nel congelatore e molto probabilmente è meglio così. Ricordiamoci che stiamo parlando di due super potenze e non vogliamo neanche immaginare cosa potrebbe succedere se dovessero scendere in campo per combattere una battaglia che potrebbe portare conseguenze devastanti economicamente, socialmente e politicamente anche al nostro Paese che ahimè ha già i suoi problemi.

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