EDITORIALE

Depositata un po’ di polvere elettorale, sebbene in attesa ancora del responso di qualche ballottaggio comunale è lecito svolgere qualche riflessione di ordine generale sulle nostre elezioni parziali di medio termine che si sono svolte alla fine dell’estate dopo il rinvio a causa della pandemia.

In termini generali va detto che la stabilità del quadro politico italiano dopo la gravissima crisi sanitaria da cui è stato colpito il nostro paese e la vera e propria tragedia di più di 35.000 morti è pur sempre un fatto positivo. Si stanno avvicinando le elezioni molto più decisive per il Mondo e per l’Europa ovvero quelle per il Presidente degli Stati Uniti e del Parlamento Tedesco la nostra prudenza unita alla disaffezione elettorale inoperante ha in qualche modo evitato di trovarci impreparati dinnanzi ad eventuali cambiamenti che modificassero gli assetti politici di due potenze occidentali dominanti che si trovano a far fronte con l’offensiva sovranista che potrebbe travolgerle, come potrebbe capitare nel caso Donald Trump restasse alla Casa Bianca e Angela Merkel non trovasse un degno sostituto politico.

Passata l’indebita euforia che ha dipinto il Segretario del PD come il vincitore della tornata elettorale, ha perso una Regione e soprattutto deve la tenuta del suo Partito alla forza dei Governatori ed all’ampiezza delle coalizioni di Centrosinistra che hanno sbarrato la strada all’avanzata delle destra, è evidente che chi riteneva che queste elezioni potessero rappresentare qualche tipo di svolta deve rimandare ad altra data l’eventualità.

Il Centrodestra avanza nel paese, conquista una nuova regione ed aumenta in seggi e voti. Non sfonda Salvini che ha le sue polveri bagnate e misura la stanchezza del suo racconto sovranista e identitario dovendosi scontrare ora anche al suo interno dove avanza un’opzione alternativa alla sua leadership e deve scontare anche la concorrenza di Giorgia Meloni che cerca di studiare da giovane leader per cancellare il passato da Fronte della Gioventù missina e mutuando i mantra della destra americana “Legge ed Ordine” sintonizzandosi con i suoi sponsor di Washington.

Il Centrosinistra è un magma indefinito dove il PD resiste alla concorrenza delle liste dei suoi governatori e polverizza gli altri suoi alleati antichi e potenziali e si accinge a dare un colpo definitivo alle sue alleanze al centro ed alla sua sinistra volendo innalzare gli sbarramenti dopo aver contribuito con la campagna paradossale per il taglio dei parlamentari che aprirà la strada ad un vero e proprio ingorgo istituzionale.

Zingaretti esalta l’alleanza con i cinquestelle quando è evidente dai risultati che la disastrosa performance elettorale dei grillini non avrebbe affatto garantito la vittoria del centrosinistra che peraltro vince esattamente laddove non ha promosso alcuna alleanza con i gialli. Si è peraltro aperta ufficialmente la crisi interna e una divisione radicale fra le diverse anime e fra il movimentismo radicale dei Di battista opposto al governismo d’antan incarnato da Di Maio e Conte sempre più simili a democristiani 2.0.

E l’esplosione dei cinquestelle naturalmente non ha allo stato riportato nel campo della sinistra quell’elettorato che si era collocato nel terreno dell’anti-politica che è andato ad ingrossare il serbatoio dell’astensionismo e in parte della destra.

La navigazione politica in equilibrio e con precaria stabilità potrebbe essere garantita in questi mesi, l’attesa del “bottino” europeo la favorirà e i democratici faranno di tutto per non irretire l’alleato indebolito e colpito nell’orgoglio. La nomina di Laura Castelli, ovvero di una figura improbabile, alla revisione della spesa pubblica sottolinea come neanche i segnali che provengono dall’elettorato di una richiesta di maggiore competenza e sobrietà nei posti di responsabilità di Governo vengono ascoltati.

Ma il bottino europeo non sarà sufficiente a mascherare le difficoltà istituzionali in cui ci ha cacciato lo scellerato taglio dei parlamentari che necessiterà inevitabilmente un’altra revisione costituzionale sull’impianto regionalistico del Senato che oggi si è trasformato in una camera paritaria ridotta nella rappresentanza territoriale e sul “plenum” per l’elezione presidenziale oggi di fatto in mano al decisivo voto dei rappresentanti eletti dai consigli regionali. Un voto presidenziale che si presta alla critica fondata che esso avverrebbe dopo una chiara delegittimazione di questa Assemblea dopo il voto del 20-21 Settembre e che quindi risulterebbe totalmente illegittimo.

Questioni democratiche, questioni di ordine economico ed anche di politica internazionale sono le incognite che gravano sulla navigazione governativa mentre gli equilibri politici considerati più solidi appaiono in filigrana più fragili.

Un ultima menzione merita la presenza socialista a queste parziali amministrative, ritornava il garofano sulle schede elettorali, esso ha avuto un premio pieno nella regione campana dove campeggiava in alleanza ed in solitudine.

Quando i socialisti si sono alleati con altre forze politiche, per ragioni endogene innanzitutto, non c’è stata analoga fortuna.

E’ lunga ancora la strada per l’autosufficienza politica, ed è tuttavia una strada che merita di essere battuta affinché il Socialismo Italiano possa onorare i suoi centotrent’anni in salute, o per lo meno con una vita che renda onore alla sua Storia.

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