Bufera Tridico: Nuova casta formato cinquestelle

L’ultimo tabù dei pentastellati sulla riduzione dei super stipendi della cosiddetta casta è crollato con la ratifica dell’aumento di indennità del presidente dell’INPS Pasquale Tridico che, a partire dal mese di aprile 2020, ha raddoppiato il suo guadagno annuo che passa così da 62 mila a 150 mila euro lordi l’anno.

La decisione, infatti , assunta dal Cda dello stesso Istituto ad aprile, è stata definitivamente decisa con un decreto interministeriale che la ministra del Lavoro pentastellata Nunzia Catalfo, ha firmato lo scorso 7 agosto, insieme al collega del Tesoro Roberto Gualtieri.

La notizia si è saputa recentemente ed è sin troppo facile presagire l’inizio di una bufera polemica sull’Istituto di previdenza che gestisce le pensioni degli italiani. «Non ero informato di questa vicenda: ovviamente ho chiesto accertamenti perché vorrei approfondire la questione», ha detto il premier Giuseppe Conte. «Chiederò chiarimenti nelle prossime ore», ha affermato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Mentre Matteo Salvini attacca duramente il presidente dell ‘INPS e afferma che Tridico «paghi la cassa integrazione poi chieda scusa e si dimetta».

Nel decreto interministeriale vi è l’equiparazione dello stesso stipendio di 150mila euro all’anno anche al presidente dell’Inail mentre, 40mila euro all’anno invece sono attribuiti ai vicepresidenti dei due Istituti e 60mila se hanno assegnate deleghe. Invece, i consiglieri di amministrazione di Inps e Inail, hanno un emolumento di 23mila euro ciascuno. I compensi sono «a carico dei bilanci dei rispettivi Enti».

Questi nuovi stipendi hanno effetto retroattivo, «con decorrenza dalla data di nomina del Presidente, del Vice Presidente e dei consiglieri di amministrazione Inps e di Inail». I nuovi stipendi sono stati deliberati dallo stesso consiglio d’amministrazione dell’Inps che si è riunito il 22 aprile e ha deciso gli aumenti. La vicepresidente Luisa Gnecchi, ex deputata e vicepresidente della provincia autonoma di Bolzano, è pensionata e ricopre l’incarico a titolo gratuito.

Nel maggio del 2019 Pasquale Tridico percepiva 62mila euro all’anno e il suo predecessore, Tito Boeri, percepiva 103 mila euro all’anno. Il collegio dei sindaci del’Inps ha chiesto chiarimenti sugli aumenti in data 10 settembre, richiamando la legge 75 del 1999 che stabilisce che gli amministratori siano pagati dal momento dell’insediamento e non dalla nomina.

La Direzione Risorse Umane dell’Inps spiega di non aver «corrisposto a Tridico compensi arretrati in seguito all’emanazione del Decreto del 7 agosto 2020 e, in ogni caso, gli uffici dell’Istituto non hanno mai previsto l’erogazione di un compenso arretrato al Presidente per il periodo che va da maggio 2019 al 15 aprile 2020».

Il centrodestra si scatena e la Lega, con Fratelli d’Italia e Forza Italia attaccano questa decisione e richiedono le dimissioni immediate del presidente dell’Inps. Claudio Durigon, deputato e responsabile nazionale dipartimento Lavoro della Lega dichiara «dove sono gli uffici di monitoraggio dell’Inps, quelli che ad agosto avevano denunciato, in una lista di proscrizione pubblica, i furbetti del bonus da 600 euro? Il più furbetto è Tridico che si fa riconoscere premi da capogiro, mentre mezzo milione di italiani stanno ancora aspettando la cassa integrazione dalla primavera. Tridico rinunci al bonus e si dimetta».

E il presidente dei senatori di Forza Italia Anna Maria Bernini denuncia con durezza: «Mezzo milione di italiani aspetta ancora la cig e lui si triplica lo stipendio. Questa è la morale dei predicatori anticasta, la nuova frontiera del grillismo al potere: il reddito di arroganza».

L’aumento è una cosa «assurda», dice il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, Luca Ciriani soprattutto quando «gli italiani continuano a non ricevere la cassa integrazione e le famiglie sono piegate da una crisi che il governo è incapace a fronteggiare».

Le reazioni nella maggioranza sono assai critiche e si preannunciano prese di posizioni assai polemiche. l parlamentari Cinque Stelle sono in subbuglio e c’è chi chiede al Movimento di prendere le distanze immediatamente da questa decisione e c’è chi condanna apertamente l’aumento.

Critiche arrivano anche dalla maggioranza: «Io non penso che ci sia nulla di scandaloso nel prevedere uno stipendio congruo per ruoli pubblici di altissima responsabilità che richiedono notevoli competenze e professionalità – dichiara il capogruppo di Italia viva al Senato, Davide Faraone. Lo spettacolo davvero suggestivo è osservare la metamorfosi dei populisti».

Un duro colpo soprattutto per i cinque stelle, per un presidente voluto da loro che si aumenta lo stipendio senza pudore alcuno in dispregio della decantata politica di contenimento degli emolumenti ai burocrati pubblici e tra l’altro premiando Tridico che certamente non ha brillato nella gestione dell’ente.

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