Il masochismo a Cinque Stelle

Il movimento cinque stelle è ad un bivio ineludibile, tra la ricerca della perduta purezza originaria e il sogno di un ulteriore fase di innovazione da perseguire sulla forma e sui contenuti che dovrà assumere nel futuro.

Certamente quello che appare assurdo e insensato è il fatto che non può continuare ad assumere posizioni sconclusionate nell’ambito delle consultazioni elettorali locali, non utilizzando positivamente la naturale logica delle alleanze mentre si continua a privilegiare un’inutile e infantile politica della testimonianza.

Secondo il solito falso e pomposo linguaggio rivoluzionario si prevedono gli Stati Generali in cui si dovrà delineare la nuova struttura organizzativa e le concrete azioni da intraprendere. Cosicché, il ritorno del movimentismo di Di Battista non depone bene per l’affermazione di una convincente cultura di governo matura ed efficace, come d’altronde il doroteismo di Di Maio non produrrà effetti elettorali positivi tranne un’occupazione sic e simpliciter del potere per sé e i suoi sodali.

La maggior parte degli osservatori politici, invece, hanno evidenziato la necessità di affidare la guida o governance all’area che cresce intorno a Giuseppe Conte, se non subito anche più in là in prossimità delle elezioni nazionali.

Se il movimento non creerà una nuova squadra idonea e credibile per il naturale nuovo corso del movimento, non resterà ai 5 stelle che la decadenza già in atto e il destino di un tramonto piuttosto inglorioso. La mostruosa demagogia della “likecrazia” social, anche con promesse irrealizzabili e di governi monocolori solo cinque stelle ha determinato un corto circuito del consenso disastroso e irrisolvibile.

Occorre oggi la riproposizione e l’accettazione di una politica di riforme più matura ed eticamente irreprensibile. Oggi si rischia di rimanere prigionieri delle sciocchezze propinate per anni e in tal senso l’opposizione al Mes diviene un sorta di tabù incomprensibile.

Sappiamo bene, però, che queste considerazioni banali, semplici e ovvie potrebbero non essere condivise proprio perché consegnerebbero alla marginalità figure che hanno peso sui gruppi parlamentari.

Allora al di là dell’esaltazione  della democrazia diretta, stile piattaforma Rousseau, con appena 160 mila iscritti su milioni di elettori (sic!) o della delegittimazione ipocrita e di facciata di quella rappresentativa, nei cinque stelle sembra emergere (peggio per loro) un’idea da cupio dissolvi tipica delle sette fondamentaliste e masochistiche.

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