Reddito di cittadinanza riveduto e corretto

E il premier Conte questa volta a scatenare il putiferio con le sue dichiarazioni: “Il progetto di inserimento nel mondo del lavoro collegato al reddito di cittadinanza ci vede ancora indietro. Ho già avuto due incontri con i ministri competenti: dobbiamo completare quest’altro polo e dobbiamo riorganizzare anche una sorta di network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori”.

Sono cadute come macigni le parole del premier sui pentastellati che, dopo essersi leccati le ferite per la tornata elettorale regionale, si vedono ancora una volta costretti a fare un passo indietro nei confronti di chi si definisce sinistra e vuole porre rimedio o, addirittura, cancellare un decreto contro la povertà.

Il reddito di cittadinanza deve essere rivisto senza ombra di dubbio per diversi motivi. Il primo fra tutti è che in Italia, non c’è il rispetto per il lavoratore.

E un lavoratore che si vede in una condizione precaria, senza ore di lavoro determinate e con uno stipendio da fame non vedrà mai di buon occhio chi prende quasi quanto lui, in alcuni casi anche più, solo per “oziare”. Ci mancherebbe, sono tante le difficoltà legate al mondo del lavoro, ed allo stato attuale non è di sicuro facile trovare un lavoro che possa rispettare e gratificare la persona.

Ecco perché la soluzione di dare un sussidio di cittadinanza, con l’avanzare incessante della tecnologia che porterà sempre più frutti a chi più ne ha, è una giusta mossa iniziale per la redistribuzione delle ricchezze.

Ma prima di attivare una misura del genere, o nello stesso momento magari, sembrava doveroso tutelare i diritti del lavoratore: inserendo contratti corretti, attivando un salario minimo, mettendo dure sanzioni ai datori di lavoro che trasgrediscono e attivando forze dell’ordine che controllino l’applicazione della legge.

Questa è la ricetta per restituire equità e dignità al lavoratore in Italia che troppo a lungo e in maniera ingiusta è stato sfruttato e messo alla gogna anche da chi si definiva sinistra (Jobs Act, Matteo Renzi, art. 18).

Non si tratta di un problema da poco miei cari grillini, il reddito di cittadinanza come mezzo di propaganda ha mostrato i suoi limiti, la misura dovrebbe essere fatta per restituire una dignità, ma come si può dare dignità ad una persona senza darle la minima idea di essersi meritati il sussidio?

Gli stessi capitali si potevano investire in società pubbliche atte alla pulizia delle città, litorali, piazze ecc…, oppure, si possono investire nel sociale dando sostegno e aiuto ai più bisognosi quali: anziani, persone con handicap o altri…, e ancora, si poteva pensare ad una politica di accoglienza legata al turismo magari con servizi guidati per poter avvalorare ancor più la nostra bellissima nazione e dare un servizio eccellente ai vacanzieri che, in virtù di una buona esperienza, tornerebbero presto a spendere i loro soldi nella bella penisola.

Si posso fare tante cose, l’importante è mettere in pratica le giuste idee. Idee che ti portino ad un futuro radioso, e non che ti mettano davanti ad un’altra spesa inutile.

Il reddito così strutturato non ha ragion d’esistere, oltre al fatto che, nella maggior parte dei casi, non raggiunge chi di dovere.

L’idea di Conte di lanciare “un network per offrire un processo di formazione e riqualificazione ai lavoratori”, non sembra poi così diversa dalla nostra: rendere la misura anti povertà che possa rivelarsi un giusto investimento per il futuro.

Rappresenterebbe un passo avanti per colmare la lacuna principale della misura-bandiera dei Cinque Stelle, ossia la carenza di misure per il reinserimento nel mondo del lavoro. Facendo dialogare i sistemi regionali dei centri per l’impiego con un unico “cervello” nazionale, si potrà incrociare meglio i percettori con le offerte di lavoro, verificando chi rifiuta le offerte perdendo il diritto all’assegno. La legge prevede infatti che perda l’assegno chi rifiuta una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute. Un meccanismo che “per ora” resta così come fanno sapere fonti qualificate di Governo: non si esclude che l’emergenza Covid, insomma, possa rimescolare le carte. Sembra un progetto allo stato embrionale, si può fare meglio e si deve fare di più, con questa superficialità, unico elemento che accomuna tutti i partiti, abbiamo perso troppo tempo e innumerevoli capitali che ai tempi del Covid non ci si può più permettere.

Dare dignità e aiuto ai più bisognosi è il duro compito dello Stato. E uno Stato che non si prende cura della sua comunità partendo, proprio, dalle fasce più deboli non può essere considerato tale. Alla stregua di chi critica misure anti povertà o misure che restituiscano dignità al lavoratore (contratti equi e salario minimo), non può definirsi sinistra.

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