Che cosa ne è della politica italiana?

Di Nico Dente Gattola

L’Italia del post regionali e post referendum è un paese ancor più immobile, in cui le forze politiche sia di maggioranza che di opposizione hanno forti problemi che fanno passare in secondo piano i risultati delle urne.

Difficile, trovare nella storia recente un momento di debolezza, così evidente nell’intero quadro politico, senza alcuna eccezione, come si può facilmente evidenziare. Partiamo dalla Lega e dai suoi alleati, che hanno preso una regione simbolo come le Marche e mantenuto altre come la Liguria e il Veneto e che dall’esito elettorale sembrano aver smarrito la spinta in avanti avuta sino a qualche tempo fa, con vari problemi che si preannunziano all’orizzonte; problemi che, a pensarci bene, possono mettere a repentaglio il progetto attuale della Lega.

Infatti, ad essere precisi in Veneto la vittoria ha un solo padre come Zaia che avrebbe trionfato anche senza il carroccio e le cui istanze, su tutte l’autonomia, non potranno essere più nascoste all’esterno da un partito impegnato a costruirsi un immagine nazionale, non certo separatista.

Come se non bastasse in Liguria Toti non è propriamente un leghista e non sembra più tanto vicino a Matteo Salvini, mentre nelle Marche la vittoria è toccata ad un esponente di Fratelli D’Italia, insomma i successi riportati sono dovuti più agli alleati.

Anche il PD, non si può dire che abbia trionfato alle ultime elezioni, anzi, ad essere sinceri i risultati ottenuti hanno consentito semplicemente di evitare un cambio di segreteria, ovvero di proseguire nell’esperienza di governo senza tanti scossoni.

Infatti, non bisogna dimenticare che il successo nelle due regioni meridionali è dovuto soprattutto al grande carisma dei governatori uscenti Michele Emiliano e Vincenzo De Luca che sono andati oltre il partito, facendo anche da traino a quest’ultimo.

Allo stato, quindi il partito democratico, non è in grado di poter fare alcuna “OPA” sul governo imponendo un proprio premier o anche dettando l’agenda a Conte, non avendo dimostrato di essere maggioranza nel paese. Condizione ancora peggiore per il movimento 5 stelle, per il quale il successo del referendum non ha potuto celare la costante ed inesorabile emorragia di voti, con candidati governatori perdenti ovunque e con la costatazione che l’eventuale appoggio a De Luca, Emiliano e Giani sarebbe stato inutile: i tre hanno vinto senza i voti pentastellati.

Un passo ulteriore verso l’estinzione lo prova il fatto che la vittoria referendaria, non ha avuto grande eco all’interno del movimento che ha continuato il suo travaglio interno come se nulla fosse, laddove in un tempo nemmeno lontano sarebbe stato un traguardo storico, enfatizzato all’ennesima potenza.

La mancanza di un progetto da cui ripartire per dare dopo il referendum, al paese un assetto istituzionale adeguato è inoltre la prova del delicato momento che vive la classe politica italiana: non è infatti accettabile che ad oggi non si sia avviato alcun dibattito e si sia atteso l’esito della consultazione, senza nemmeno predisporre una nuova legge elettorale.

​Davanti ad un quadro così fosco, viene da pensare che la generale propensione all’adozione di un sistema proporzionale puro, sia frutto della volontà di riuscire a mantenere in essere gli attuali equilibri che non di assicurare al paese una reale prospettiva di governo. A volte a pensar male non si fa peccato…

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