La paura che paralizza

La maggioranza non assicura il numero legale in aula, l’opposizione ne approfitta e lascia il Governo all’asciutto.

Un problema procedurale abituale che tuttavia riguarda un’emergenza sanitaria sul quale maggioranza ed opposizione non sembrano aver preso sul serio la necessità di marciare uniti contro una causa che dovrebbe, trattandosi della salute dei cittadini, essere comune.

Da un lato l’ottusità dell’opposizione che pensa che gli sgambetti perfidi e vendicativi possano portare da qualche parte e dall’altra una maggioranza che ritiene di essere talmente autosufficiente da non vedere le curve e le insidie che sono soprattutto nascoste nel proprio interno.

D’altronde l’emergenza sanitaria ed il suo uso politico sembrano essere utilizzate in modo alterno, si usano toni apocalittici preannunciando una nuova ondata di contagi, senza offrirne delle prove numeriche accettabili visto che rimaniamo uno dei paesi europei meno aggrediti dall’ondata autunnale di ritorno a differenza della Spagna e della Francia, e al contempo si rifiuta, almeno il partito di maggioranza relativa intende rifiutare, gli aiuti europei finalizzati alle coperture sanitarie.

Le elezioni parziali non hanno messo in sicurezza la maggioranza ma hanno allargato alcuni solchi e la crisi clamorosa dei cinquestelle che sta separando il figlio fondatore, l’ala integralista dalla corrente poltronista può trasferirsi nelle aule parlamentari ed in particolare al Senato dove i numeri sono assai risicati.

Forse per questa ragione ha assunto un cambio di passo la leadership di Conte, l’oscuro protagonista della vita politica di questi anni, il Premier che ha fatto e disfatto i decreti sicurezza, le pensioni di anzianità, le politiche europee e le alleanze internazionali in cui l’Italia come si è comportata come una porta girevole adattandosi alle diverse fasi politiche.

Il Premier ora ha adottato una linea paternalista e si trova a suo agio nella gestione dell’emergenza di cui prospetta una cronicizzazione funzionale alla permanenza al potere senza tracciare alcuna linea di orizzonte ma vaticinando improbabili “conversioni” dinnanzi alla Basilica di Assisi e, noncurante della comicità involontaria che suscitano parole così impegnative per un uomo politico di questo secolo, ha fatto riferimento alla necessità di “rigenerazione interiore” nazionale in attesa di una nuova “Alba” dell’uomo. Una specie di Guru Evangelico si è installato a Palazzo Chigi che non ha pudore neanche quando ha fatto riferimento alla necessità di ridurre le “libertà individuali riconosciute” per fare fronte alle pandemie.

Questa svolta neo-paternalistica condita da moralismo francescano appare la meno indicata per sviluppare da qui a qualche mese un piano di ricostruzione nazionale che faccia innanzitutto leva sugli innumerevoli dossier che sono stati partoriti dalle altrettanto innumerevoli girandole di esperti che hanno caratterizzato il periodo del Covid che non hanno partorito, allo stato, una piattaforma programmatica ed un preventivo di spesa che possa assorbire gli aiuti europei che hanno degli indirizzi chiari ed esigono degli obiettivi e dei tempi certi.

La seconda carica dello Stato, la forzista Casellati, che non ha mai brillato per interventismo e per doti di particolare acume politico, è apparsa tuttavia nella sua recente (irrituale) esternazione voler interpretare un sentimento diffuso non tanto nei settori dell’opposizione ma in quelli di molte parti sociali che hanno sollecitato il Governo e quindi anche il Capo dello Stato ad imprimere una velocità diversa alla propria azione prima di ritrovarsi in una situazione che da  “grave e preoccupante” diventi “gravissima ed irreversibile” per l’economia e l’occupazione.

Per questa ragione il dibattito sulla gestione dell’emergenza, sull’invio dell’esercito nelle strade della movida, le sospensioni delle partite del campionato di calcio possono impegnare commentatori e giuristi; le libertà civili sono pur sempre alla base della concezione comune di una grande democrazia come la nostra, ma sullo sfondo il carattere inerziale e confuso dell’azione governativa non sospinge verso alcuna speranza ma semmai alimenta la “Monarchia della Paura” per dirla con Martha Nussbaum, paura delle incognite economiche, paura del prolungamento dell’epidemia, paura dell’invasione extracomunitaria, paura della restrizione dei diritti individuali.

Questa somma di paure mantiene in vita un quadro politico, ma alla fine la paura di decidere finirà per condizionare anche lui.

Potrebbe Piacerti Anche

Lascia un commento

* Utilizzando questo modulo accetti la memorizzazione e la gestione dei tuoi dati da questo sito web.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com