Nuovo decreto sicurezza riveduto e corretto

Il Consiglio dei ministri ha dato il suo via libera al nuovo decreto su sicurezza e immigrazione che va a rivedere i dl di Salvini.

Il nuovo decreto amplia il sistema di accoglienza, applicando il regime di protezione speciale.

Il comunicato stampa del Consiglio dei ministri dice quanto segue: “Le attività di prima assistenza continueranno ad essere svolte nei centri governativi ordinari e straordinari”.

Il Sistema elaborato suddivide le prestazioni in due livelli: la prima dedicata esclusivamente al primo soccorso per coloro che richiedono protezione internazionale, la seconda sarà indirizzata a coloro che hanno bisogno di servizi aggiuntivi finalizzati all’integrazione e informazione.

Si rafforza il cosiddetto ‘Daspo urbano’, rendendo possibile per il questore l’applicazione del divieto di accesso nei locali pubblici anche nei confronti dei soggetti che abbiano riportato una o più denunce o una condanna non definitiva, nel corso degli ultimi tre anni, relativamente alla vendita o cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope. E’ una delle novità introdotte dal decreto sicurezza varato dal Consiglio dei ministri.

Il decreto rafforza anche la sicurezza pubblica “introduce norme che rafforzano i dispositivi a garanzia della sicurezza pubblica, implementando le misure del divieto di ingresso nei pubblici esercizi e nei locali di pubblico trattenimento o nelle loro adiacenze, nonché le misure di contrasto al fenomeno dello spaccio di stupefacenti attraverso siti web”. Si interviene, inoltre, sul trattamento sanzionatorio, la pena della reclusione da sei mesi è aumentata a due anni e la multa da 8.000 è diventata di 20.000 euro.

Inoltre è stato approvato il permesso di protezione sociale nel caso in cui il rimpatrio comportasse il rischio di tortura e il pericolo di incorrere in “trattamenti inumani o degradanti” o che gli venga violato il “rispetto della sua vita privata e familiare. In tali casi, si prevede il rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale”. Destinato a coloro che richiedono protezione internazionale e ai titolari di protezione.

Per le ong, la disciplina di divieto non si applicherà nell’ipotesi in cui vi sia stata la comunicazione al centro di coordinamento ed allo Stato di bandiera e siano rispettate le indicazioni della competente autorità per la ricerca ed il soccorso in mare. In caso di violazione del divieto, si richiama la disciplina vigente del Codice della navigazione, che prevede la reclusione fino a due anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro.

Il nuovo decreto su immigrazione e sicurezza propone inoltre anche il tema della convertibilità dei permessi di soggiorno rilasciati per altre ragioni in permessi di lavoro.

Alle categorie di permessi convertibili già previste, si aggiungono quelle di protezione speciale, calamità, residenza elettiva, acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, attività sportiva, lavoro di tipo artistico, motivi religiosi e assistenza ai minori. Lo rende noto il comunicato stampa del Cdm.

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