Trentaquattro anni fa venne ucciso dalla mafia il bambino Claudio Domino

Fu ucciso barbaramente a soli 11 anni Claudio Domino, in un omicidio che, ad oggi, è rimasto impunito. Non ha responsabili ed eventuali mandanti, anche se questo orrendo delitto, presumibilmente, va ricondotto a Cosa Nostra.

La storia è raggelante ed è quella di una serena famiglia di Palermo. La madre del bambino gestiva una cartoleria in Via Fattori a Palermo, mentre il padre era un operaio della Sip (azienda dei telefoni) e aveva creato in quel periodo due società di pulizia.

Il papà di Claudio riuscì ad aggiudicarsi l’appalto delle pulizie dell’aula bunker, dove si svolgeva il maxiprocesso di Palermo contro la mafia. Proprio la sera di trentaquattro anni fa, Claudio passeggiava sul marciapiede con due amici nel quartiere San Lorenzo di Palermo, proprio vicino alla cartolibreria della madre. Sembrava un giorno tranquillo finché il bambino venne chiamato per nome da un uomo sopra una moto che in tal mondo lo fece avvicinare. In pochi secondi il killer gli sparò un colpo di pistola in fronte. Claudio fu ucciso senza pietà sul colpo.

Il mafioso Giovanni Bontate, fratello di Stefano, capo della mafia della cupola, durante il Maxi-processo di Palermo, lesse un comunicato a nome di tutti i detenuti della sua cella, dichiarando l’estraneità all’omicidio che definì “un atto di barbarie. Siamo uomini, abbiamo figli, comprendiamo il dolore della famiglia Domino.

Rifiutiamo l’ipotesi che un atto di simile barbarie ci possa sfiorare”.  Fu un delitto efferato, atroce, improvviso e rivolto ad un bambino che destò angoscia e dolore a Palermo e nel Paese. Chi avrebbe avuto interesse a realizzare questo sconvolgente omicidio?

Bisogna anche dire che in quegli anni, durante il maxi-processo, in cui i boss di Cosa nostra furono portati alla sbarra dai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ci fu una tregua negli omicidi di mafia in attesa dell’esito dei vari procedimenti e già aver consumato un simile delitto costituì un’ulteriore anomalia.

Per l’omicidio Domino ci furono diverse ipotesi sul movente; all’inizio si seguì la pista che il bambino fosse stato testimone involontario di un sequestro. Alcuni pensavano che il movente dell’omicidio fosse scatenato dall’appalto vinto dal padre che metteva a disposizione il servizio di pulizia nell’aula bunker nel Maxi-processo.

I genitori del bambino non avevano comunque nulla a che fare con la mafia. Dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Giovanbattista Ferrante, emerse la versione che Claudio venne ucciso perché avrebbe visto confezionare delle dosi di droga in un magazzino o avrebbe assistito involontariamente allo scambio di stupefacenti e per questo motivo rappresentava un testimone scomodo, da eliminare.

Ferrante dichiarò anche di essere stato il killer di Salvatore Graffagnino, che si riteneva l’assassino del bambino e sostenne che tale ordine di uccidere Graffagnino sarebbe giunto direttamente da Giovanni Brusca, in quello che fu definito un assassinio “pedagogico”.

Un altro collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi, raccontò che Totò Riina avrebbe ordinato la ricerca e l’eliminazione dei responsabili del barbaro delitto. Confermò quindi implicitamente le dichiarazioni di Ferrante che, come detto prima, riferì di essere stato lui stesso il killer, che su ordine di Giovanni Brusca, assassinò Salvatore Graffagnino, che era tra l’altro il proprietario di un bar vicino al luogo dell’omicidio di Claudio.

Sempre secondo i pentiti lo stesso Graffagnino, torturato dai mafiosi, avrebbe ammesso di essere stato il mandante, e che per eseguire tale omicidio diede l’incarico ad un tossicodipendente.

Purtroppo la verità completa sul delitto non si è mai conosciuta e ancora oggi non si sa chi sia il killer che stroncò la vita al bambino.

A parlare del caso irrisolto di questo bambino fu anche il confidente Luigi Ilardo, che venne poi ucciso nel 1996, poco prima di diventare collaboratore di giustizia, che disse al colonnello Riccio che il giorno dell’assassinio di Claudio, nel quartiere di San Lorenzo, vi sarebbe stato anche un soggetto con la “faccia da mostro”.

Riccio ha dichiarato nel processo sulla morte dello stesso confidente ucciso: Ilardo forse è stato il primo a parlare di faccia di mostro.

Ilardo me ne parlò a proposito di alcuni attentati che erano stati addebitati alla mafia e i cui esecutori erano affiliati a Cosa Nostra ma che però avevano visto una partecipazione diretta o indiretta di apparati deviati dello Stato”. 

Ilardo avrebbe anticipato a Riccio quale sarebbe stato il suo contributo una volta diventato collaboratore di giustiza. 

“Ilardo mi disse- ricorda sempre Riccio – parlerò di determinati episodi come la morte di Pio La Torre, del presidente Mattarella, di Claudio Domino, del poliziotto ucciso insieme alla moglie, perché dietro ci sono le Istituzioni. E mi fece riferimento – aveva detto Riccio – che proprio per la morte di Domino i suoi contatti di Cosa Nostra palermitana gli avevano riferito che ci fu la ricerca di un personaggio che doveva appartenere alle istituzioni italiane, il quale aveva fatto un po’ da supervisore e, forse aveva anche avuto qualche parte attiva in questi attentati, specialmente in quello di Domino che aveva colpito molti esponenti di cosa Nostra che non erano concordi con questi omicidi. Per cui – aggiunse il colonnello – si sarebbero mossi alla ricerca di questo personaggio, che Ilardo allora mi descrisse come alto, magro e con in viso una voglia che lo deturpava. Sinteticamente mi disse ‘faccia da mostro’“.

Secondo gli inquirenti “Faccia da mostro” altri non sarebbe che Giovanni Aiello, ex agente di polizia oggi deceduto. Diversi collaboratori di giustizia lo avrebbero riconosciuto e ne hanno riferito alle procure di Palermo, Caltanissetta, Catania e Reggio Calabria. Ancora oggi, dunque, dopo più di trent’anni il caso dell’omicidio Domino rimane senza soluzione poiché non esiste nessuna sentenza che abbia sancito la verità dei fatti.

I genitori di Claudio, Antonio e Graziella Accetta, dopo anni di silenzio quando erano letteralmente detronizzati dal dolore, hanno deciso di promuovere un progetto di crescita e tutela dei minori, che è iniziato proprio nel giorno del trentesimo anniversario della morte.

I coniugi Domino vanno così nelle scuole non solo per raccontare la drammatica storia di Claudio, ma anche per ricordare gli oltre 108 bambini assassinati dalle mafie.

Si tratta di “vite negate” che non possono mai essere dimenticate e che non hanno avuto il diritto di crescere in questo Paese. Non possiamo mai perdere la memoria di questi bambini innocenti.

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